Vasto (CH), 17 set. (TMNews) – Silvio Berlusconi deve dimettersi, cedere il passo, lasciare la guida dell’Italia. O, almeno, la maggioranza prenda atto della situazione e si sciolga, magari sul voto della Camere sull’arresto Milanese. La voce delle opposizioni, su questo punto, è univoca: da Pier Ferdinando Casini a Nichi Vendola, passando per Gianfranco Fini fino ad Antonio di Pietro, tutti chiedono un “cambiamento”.
Poi, però, inizia il terreno delle divisioni. A Vasto, l’Italia dei Valori inneggia infatti al successo, ovvero all’alleanza con il Pd e Sel. Del resto, molti hanno letto nella presenza di Bersani sul palco dipietrista l’imprimatur definitivo al Nuovo Ulivo a tre, pur se il segretario democratico lo preferirebbe “aperto a tutte le personalità civili e i movimenti che di Berlusconi si sono rotte le scatole”.
Quel che è certo è che il Nuovo Ulivo non sarà unito al Terzo Polo. Tra il leader Udc e Di Pietro, infatti, sono volati stracci per tutto il giorno, con Di Pietro che ha bollato già ieri Casini come “escort della politica”, Casini che ha replicato ruvido ricordando “la carriera da magistrato” e “le scatole con cui Di Pietro prendeva i soldi” e con l’ex pm che ha chiuso acido ricordando “di aver fatto una carriera da magistrato al servizio della legge” e di essersi “fatto processare perchè innocente”.
Anche Fini, però, ha tenuto a precisare che l’assonanza con il Nuovo Ulivo finisce con la richiesta delle dimissioni di Berlusconi. “Spero – ha detto Fini – che anche nell’ambito della maggioranza finisca per prevalere il buon senso e la decisione di dare vita a un altro governo che abbia maggior credibilità internazionale, che si occupi dei problemi dell’economia e faccia uscire il Paese da questa crisi”. “Un altro governo – insomma – presuppone, almeno per me, un altro presidente del consiglio”. Per il resto è tutto da vedere, ma l’alleanza con l’Ulivo al momento non è in programma.
“Non c’è dubbio – ha rincarato il numero due di Fli, Italo Bocchino, proprio in casa di Di Pietro, a Vasto – che noi dobbiamo essere terzi rispetto alle coalizioni; non c’è ragione per cui il Terzo Polo si candidi alle elezioni con il ‘nuovo Ulivo'”. “Noi del terzo polo – ha sottolineato – dobbiamo rappresentare i moderati e i riformisti italiani, poi, vedendo i numeri, si decide cosa servirà per il bene dell’Italia”.
Insomma, in vista di una possibile e forse anche prossima campagna elettorale si preparano armi e accordi, ma l’ultimo dettaglio, non trascurabile, è la situazione in casa Pd. Il principale partito dell’opposizione, infatti, ha vissuto con qualche mal di pancia la condotta di ieri di Bersani. Vero che oggi Vannino Chiti è venuto a Vasto a ribadire la linea del segretario, ma vero anche che già ieri sera sono cominciati i distinguo, con la componente cattolica che fa capo a Fioroni in subbuglio, preoccupata di chiudere con il polo moderato e aprire un rapporto con la sinistra radicale di Nichi Vendola. Che anche oggi, per tutta risposta alle polemiche, ha definito il Nuovo Ulivo “poesia”.
Gic
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