Ciao Michele Crespi Regiù al servizio di Busto

LETTERA ALL’EMERITO PROFESSORE MICHELE CRESPI

Past REGIU’ DELLA FAMIGLIA BUSTOCCA

 

Caro professore, Regiù, Michele.

                                                     La notizia del tuo espatrio nel regno immortale degli ex amici in vita, anche se la nostra conoscenza è giunta tanto tardi nel mio circolo, ha lasciato tracce inconfondibili: la “bustocchità” è subito apparsa “inimitabile”, ma immediatamente trasmessa, comunicata, palesata con convinzione sincera, prima diffidente e poi con un abbraccio completamente aperto.

 

Parlo del rapporto che da ospite ritornato alla città che lo aveva accolto con pieno affetto settant’anni prima ha riaperto le braccia per farmi apparire brevissimo il lungo distacco materiale maturato in termini di frequentazione intima ai temi del più antico osservatorio storico, per costumi  e culturale della città: La Famiglia Bustocca. Eppure sono convinto, come lo ero al tempo del pendolarismo con le università ambrosiane, che Busto Grande possa essere un “quartiere” eccellente della Città Infinita ambrosiana, come da tempo si interpreta il territorio ambrosiano circostante che più che in schemi sociopolitici attuali si ritrova con profonde radici di “ambrosianità” perfettamente mantenute nel diritto e nella tradizione cristiana,

 

Non mi ero allontanato in termini di spazio, da Busto a Milano, ma non ricordavo certamente più altro che in una “idea-ricordo platonico” le sue peculiarità e le passionalità che rendono l’accordo tra i campanili più vicino alla disarmonia delle campane che alla profondità sonora del richiamo all’ecumenismo comune della propensione al fare più che al dire..

 

Con entusiasmo era stata inanellata una serie di incontri tra la Famiglia e gli amici di AA, l’asssociazione libera di dibattito a confronto. Abbiamo rispolverato gli spunti bustocchi di tradizione di piacere in confronto amichevole con tendenze e gusti di comunità vicine e lontane, soprattutto ambrosiane. Un ponte era stato ritenuto altrettanto importante: quello sul Ticino, con Novara ed il suo ampio territorio alla riscoperta di legami amici e della stessa tradizione ambrosiana.

 

Il percorso si era interrotto su un progetto che avevi voluto ideare personalmente: i valori della tradizione mantenuta inossidabile oppure di una tradizione di cibo che si lasciasse rinnovare con garbo con introduzioni estemporanee provenienti da territorio e dalle sue genti, di abitanti da poco o da lungo. Era una sfida che volevi fare alla tua stessa bustocchità, con lo stesso garbo con cui ne avevi gestito una confrontazione verbale. Il progetto non ebbe seguito, il percorso s’interruppe…

 

Michele era provato e cedette alla sfida a cui desiderava venisse sottoposta la cittadinanza bustocca. Poi per sue ragioni di salute si ritirò dalla carica di Regiù. Ma continuò a frequentare e ad interessarsi della Famiglia Bustocca. Continuammo a vederci per un caffè a casa sua, qualche volta. Poi al telefono. L’ultima volta fu lo scorso Natale per farci buoni auguri a cui non ha mai mancato di rispondere affettuosamente.

 

L’altro ieri c’è stata l’ultima visita, ma al tempietto civico di Sant’Anna. C’erano i suoi più vicini amici della Bustocca e sua nipote Chiara: era serena. Se lo era goduto per tutti gli ultimi anni, day by day. Un affetto invidiabilmente spontaneo. Michele era un gentiluomo, uno degli ultimi, forse. Aveva il coraggio del protagonismo, sentiva che la voglia di continuare ad esserlo veniva man mano a mancare. Amava i giovani e li voleva sostenere nel percorso spesso ricco di ostacoli della carriera professionale e umana.

 

E’ stata un’altra perdita di prezioso patrimonio umano, come con altri amici e protagonisti “emeriti” della città che ho avuto l’onore ed il piacere di conoscere e frequentare e che il sindaco in carica, giovane, ma sensibilmente commosso, ha commemorato quest’anno: tra essi Bruno Tosi, il professor Giambatttista Roggia che con il professore Michele Crespi costituivano con tenacia nei loro ambiti i riferimenti di saggezza, esempio e amore per una città a volte distratta. Michele ha più volte affermato alla Famiglia Bustocca: “Regiù non vuole dire essere potenti, ma servire con rispetto.”

 

“Speriamo di essere alla sua altezza, speriamo di essere dei veri bustocchi”, ha chiosato il sindaco.

Da bustese dalle elementari, alle Tommaseo dal 1939, alla conclusione del liceo e agli anni di Università a Milano, conservo un ricordo tanto affettuoso tanto da essere tornato a chiudere il mio ciclo di vita in questa città in cui riposa mia mamma. Mio fratello, passato da giovane, se ne è anato da bustocco. Papà  ha chiuso il suo ciclo passando da via Pisacane per riposare in pace in Brianza,.

 

Anche se l’attesa di vita è ancora promettente non ho intenzione di cambiare residenza. E’ bello incontrare amici dopo 55 anni e salutarli affettuosamente ricordando e lasciando emergere episodi di vera empatia: forse si potrebbero moltiplicare, fino alla stanchezza del piacere. E’ la bellezza e la gioia di essere italiani e ambrosiani potrebbe anche giocare e guadagnare la scommessa con l’orgoglio privilegiato della bustocchità! Chiederò consiglio…

 

Enzo Lo Scalzo

2 Dicembre 2011

m.lualdi

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