Ciclone Bail-in. Salva-banche: «C’è troppo allarmismo. Istituti solidi»

Primo piano - Univa e Finlombarda lanciano un ciclo di incontri per fare il punto sulle novità finanziarie

Bail-in, non bisogna avere paura. I consigli di , docente alla Cattolica, in un convegno Univa: «Istituti solidi. C’è troppo allarmismo ingiustificato sulla nuova normativa sul salvataggio bancario». Di fronte ad uno scenario della finanza in continuo cambiamento, l’Unione Industriali della provincia di Varese vuole prendere il toro per le corna: ecco perché in partnership con Finlombarda, la finanziaria di Regione Lombardia presieduta dal varesino, ha avviato un ciclo di incontri di “Approfondimenti di finanza-scuola d’impresa”. Nei giorni scorsi è stato approfondito il tema del “bail-in”, alla presenza di Claudio Grossi, docente di Programmazione, Controllo e Finanza Aziendale presso l’Università Cattolica di Milano e Presidente di Mark Up Consulting Sr.

Secondo la normativa il “salvataggio” di una banca in difficoltà dovrà effettuarsi anche con il ricorso a risorse interne all’istituto di credito stesso: significa che gli azionisti saranno quelli che ci rimetteranno per primi, attraverso la riduzione del valore delle azioni detenute, seguiti dagli obbligazionisti ed infine dai possessori di depositi eccedenti il valore di centomila euro (per depositante, persona fisica o Pmi, pur mantenendo forme di trattamento preferenziale). Dall’epoca della convinzione che “le banche non possono fallire”, si entra in uno scenario in cui il “bail-in”, tecnicamente la svalutazione di azioni e crediti e la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà, diventa una probabilità. Ma secondo Grossi, «risparmiatori, correntisti e imprese devono temere il Bail-In meno di quanto ci è stato raccontato in questi mesi da un dibattito mediatico fin troppo allarmista». È vero, il mutamento di paradigma c’è, ed è evidente: «Per anni siamo stati giudicati dalle banche attraverso i rating – spiega il professor Grossi – Forse è ancora presto, ma pian piano ci stiamo avvicinando ad una sorta di nuova era in cui saranno le banche a dover essere giudicate maggiormente da risparmiatori e correntisti. E in base a queste valutazioni saranno sempre più oggetto da parte della clientela di una selezione». I casi di banche che hanno visto una forte riduzione del valore delle azioni sono parte della cronaca, ma «il sistema bancario italiano è solido – rassicura Grossi – non dobbiamo avere troppe paure». Ecco perché, se dovesse dare dei consigli agli imprenditori e, in genere, ai correntisti, l’esperto suggerirebbe di «diversificare le banche» per ridurre la portata del rischio: «Non ci resta che cercare di convivere con un sistema sempre più complesso». Ne è convinto anche il Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, : «Di fronte ai grandi mutamenti che stanno coinvolgendo il sistema finanziario non possiamo, come imprenditori, stare fermi ad aspettare gli eventi. Dobbiamo, invece, saper governare la nostra finanza. Altrimenti l’alternativa è che siano altri soggetti, con altre logiche e altri obiettivi rispetto a quelli dell’impresa, a decidere le sorti dei nostri business. E questo non ce lo possiamo permettere». Anche una novità normativa di peso quale quella sul “bail-in” deve essere motivo di approfondimento: «L’innovazione finanziaria parte dal ripensamento della cultura d’impresa – aggiunge Comerio – L’imprenditore deve avere il coraggio di rimettersi in discussione aprendosi a nuovi orizzonti».