Villa Recalcati sblocca più di cinque milioni di fatture arretrate: benzina in circolo per la ripresa dell’economia. «Esempio da emulare, anche tra gli stessi privati» il plauso del presidente di Confartigianato Imprese Varese Davide Galli.
Il mondo produttivo invoca da tempo uno sforzo alle pubbliche amministrazioni che hanno debiti nei confronti dei loro fornitori, per liberare risorse che sono dovute e che, se tenute ferme, rappresentano il classico sassolino nell’ingranaggio di un’economia che già di per sé stenta a ripartire.
«In questo momento di crisi – spiega Laura Cavalotti, delegata al bilancio dell’amministrazione provinciale – abbiamo deciso di non penalizzare la provincia di Varese che lavora per dare una mano al tessuto produttivo del nostro territorio».
Nei “cassetti” di Villa Recalcati, aperti dall’amministrazione provinciale guidata da Gunnar Vincenzi con un’approfondita verifica di bilancio, sono spuntate fatture arretrate risalenti addirittura a marzo 2014 per un importo complessivo di circa cinque milioni e 400mila euro.
«Per senso di responsabilità e rispetto nei confronti delle gente che lavora, nonostante la situazione complessa della Provincia – annuncia Cavalotti – abbiamo deciso di dar fondo alle risorse per pagare imprese e Comuni creditori dell’ente».
«Per l’amministrazione Vincenzi, infatti, il rispetto dei patti con gli amministratori e con le imprese della nostra provincia è una priorità. Sanare questa spiacevole eredità lasciataci dalla precedente amministrazione significa anche dare un aiuto concreto e un po’ di respiro alle nostre imprese». Questi cinque milioni permetteranno ad alcuni imprenditori, soprattutto a quelli del settore edile (più della metà degli arretrati riguardavano il settore viabilità), di pagare a loro volta gli arretrati ai loro fornitori e magari agli stessi dipendenti.
Una piccola “manovra” finanziaria che rimette in circolo del denaro che fino a ieri era fermo nei conti correnti dell’ente. «Innanzitutto pagare le imprese creditrici è una questione di giustizia – sottolinea Davide Galli, presidente dell’associazione degli artigiani della provincia di Varese – A maggior ragione per gli enti pubblici, se consideriamo che alle nostre aziende viene sempre chiesto di onorare tutti gli impegni fiscali, persino nel caso clamoroso del Sistri, dove si paga un servizio che non c’è altrimenti si rischiano sanzioni più di mille volte superiori al dovuto. Quello del mancato rispetto dei tempi di pagamento è un malvezzo italiano, non solo nel settore pubblico ma anche in quello privato, perciò non possiamo che guardare positivamente a questo sforzo nel liberare risorse, sperando che possa suscitare emulazione».
Il problema è sentito soprattutto tra le Pmi subfornitrici, che in caso di ritardo nei pagamenti «finiscono per essere più esposte nei confronti del sistema creditizio, in termini di maggiori interessi e di capitale bloccato».
«Apprezziamo lo sforzo che l’ente Provincia sta facendo in un momento che sappiamo non facile» commenta Juri Franzosi, direttore generale dell’Ance di Varese, l’associazione dei costruttori edili.
«Diamo atto di un’attenzione particolare nei confronti dei lavori su strade, scuole ed emergenze, anche se a questo punto chiediamo al governo nazionale di decidere rapidamente se questi enti intermedi avranno un futuro, prima di farli morire per asfissia».
Ma a Villa Recalcati proprio ieri mattina Franzosi ha rivolto anche due richieste precise: «La riattivazione immediata delle procedure di fattorizzazione (il cosiddetto “factoring”, che prevede la smobilizzazione a terzi dei crediti vantati dalle imprese, ndr) per i crediti che inevitabilmente si accumuleranno nel corso del 2015».
«E la revisione dei prezzi dei bandi provinciali, per evitare di lavorare sottocosto, visto che uno dei lasciti della passata gestione sono bandi in cui si ipotizzano costi orari addirittura al di sotto di quelli fissati dal contratto nazionale di lavoro».
Del resto il problema dei crediti della pubblica amministrazione è diffuso «a macchia di leopardo» in provincia: Ance è preoccupata soprattutto per «la frenata dei bandi per le manutenzioni del patrimonio pubblico» che, fa notare Franzosi, «imporrà in futuro costi di ripristino e riparazione molto più alti, a carico degli stessi enti». Un’assurdità logica che deriva dalle regole del patto di stabilità.












