Coltello nello zaino “per difesa”: denunciato 22enne fermato al confine

Il giovane, arrivato dal Canton Ticino, aveva con sé una lama da 12 cm. Le nuove norme italiane sul porto di oggetti pericolosi sono più severe

È stato fermato durante un controllo serale mentre passeggiava dopo aver attraversato a piedi il confine, ma a insospettire gli agenti è stato ciò che nascondeva in tasca: un coltello portato, a suo dire, “per difesa personale”. Protagonista un 22enne residente a Giubiasco, denunciato a piede libero dopo un controllo della polizia locale a Lavena Ponte Tresa.

Il giovane è stato fermato nell’ambito di servizi straordinari di controllo del territorio, mirati alla prevenzione della criminalità giovanile e dello spaccio. Alla richiesta degli agenti di svuotare le tasche, è emerso un coltello tipo Opinel, con impugnatura in legno e una lama di circa 12 centimetri, dimensioni considerate eccessive secondo la normativa italiana.

Il 22enne è stato quindi denunciato per porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Per completare le procedure di identificazione è stato accompagnato per il fotosegnalamento presso la caserma dei Carabinieri di Luino.

Durante il controllo non sono state trovate sostanze stupefacenti, ma il giovane ha dichiarato senza esitazioni di portare sempre con sé il coltello quando si reca in Italia, sostenendo che si tratti di una misura per la propria sicurezza personale. Una giustificazione che ora dovrà essere valutata dall’autorità giudiziaria.

Negli ultimi mesi, infatti, la normativa italiana è diventata più rigida con l’introduzione del cosiddetto “pacchetto sicurezza”, che ha rafforzato le sanzioni per il porto ingiustificato di lame. Il principio del “giustificato motivo” resta centrale, ma sono stati introdotti limiti più stringenti: per coltelli con lama superiore agli 8 centimetri, come in questo caso, si rischiano pene che vanno dalla reclusione fino a tre anni, oltre a sanzioni economiche nei casi più gravi.

L’episodio si inserisce in un contesto di controlli intensificati nelle aree di confine, dove le forze dell’ordine stanno aumentando l’attenzione su comportamenti potenzialmente pericolosi per la sicurezza pubblica.