Comune batte Chiesa con gli anelli Anche i fiori d’arancio sono low cost

Comune batte Chiesa con gli anelli
Anche i fiori d’arancio sono low cost
A Varese i matrimoni civili battono quelli religiosi. Stiamo parlando di 116 matrimoni tra residenti, più 34 matrimoni celebrati nel nostro Comune ma tra non residenti, per un totale di 150 unioni civili. Contro i 122 matrimoni religiosi

– I dati diffusi dall’ufficio anagrafe del Comune parlano chiaro. I matrimoni civili tra residenti hanno registrato un’impennata, passando dai 103 del 2013 ai 116 del 2014. Mentre i religiosi cadono a picco: dai 136 del 2013 ai 122 del 2014.

Tra le motivazioni, sicuramente pesa il costo elevato del rito religioso. Non tanto per la cerimonia in Chiesa, ma per tutta quella serie di «accessori» richiesti dalla tradizione, tra cui i fiori, l’abito bianco, le pubblicazioni, etc. La stima è che un matrimonio religioso non costi mai meno di diecimila euro. Soldi che possono essere risparmiati andando in comune vestiti casual, con due testimoni e una decina di famigliari al massimo.
Ma le motivazioni che portano a prediligere il rito civile sono anche altre: tempi ridotti per convogliare a nozze e mancanza di obblighi, come il corso pre-matrimoniale, vissuto da alcune coppie come un momento di scambio interessante, ma da altre come un impegno oneroso.

«Sposarsi in Comune è più semplice – conferma che si è sposato a settembre con– Non serve il corso prematrimoniale, solo per fare un esempio. E poi noi non siamo praticanti al massimo e non ce la siamo sentiti di sposarci in chiesa». Il Comune di Varese, inoltre, vanta la scenografia dei Giardini

Estensi. «Il servizio offerto dal Comune è stato buono – afferma Gerald – Abbiamo bei ricordi, quelli di una giornata confusionaria ed eccitante al tempo stesso. Perché le emozioni sono così tante che si perdono i pezzi». I dati svelano che nella coppia, in 108 casi su 150, l’uomo ha un’età superiore alla donna.

Sono davvero pochi i giovani che dicono il fatidico sì giovanissimi (in un solo caso entrambi gli sposi avevano meno di 25 anni); mentre capita sempre più spesso che ci si sposi superati gli “anta”: in un caso entrambi gli sposi avevano un’età compresa tra i 56 e i 65 anni e in due casi entrambi erano tra i 46 e i 55 anni.
Se il matrimonio religioso rimane una prerogativa degli italiani (106 su 122), il matrimonio in Comune è preferito dagli stranieri e dalle coppie miste. Tra i 116 residenti che si sono sposati in comune, 27 coppie erano formate da un italiano e uno straniero, mentre 12 da due stranieri. Quando si pronuncia il «si», all’altare o in comune, si vuole duri per sempre.
Ma per quanto meraviglioso, l’amore è un sentimento che può finire. Solo nel 2014, le separazioni sono state 154 e i divorzi 116 (mentre nel 2013 le separazioni erano state 137, i divorzi 121).
Il cosiddetto “divorzio facile”, da sbrigare in Comune a costo basso, ha riscosso successo. Ma su oltre 20 richieste di informazioni, per ora solo una coppia ha potuto avanti nella pratica.

«La norma prevede la competenza dell’ufficiale di stato civile solo in caso di assenza di figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti e aggiunge che l’accordo non può contenere patti di trasferimenti patrimoniali».
«Ad esempio, il caso non è di nostra competenza se l’accordo deve disporre per l’uso della casa coniugale o assegno di mantenimento. Quindi alla fine pochi sono i casi per i quali è possibile riferirsi all’ufficiale di stato civile» conclude , responsabile dei servizi demografici.

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