Nella Lombardia della crisi, essere laureati non aiuta a trovare lavoro. Ed essere donne è una discriminante in più.
Lo dicono i dati del rapporto Specula, presentati pochi giorni fa a Milano, e lo confermano le studentesse e le neo laureate dell’università dell’Insubria, che vivono sulla propria pelle quella che spesso sentono come una discriminazione.
Lo racconta , da pochi mesi laureata in Scienze della Comunicazione nell’ateneo varesino: «Ho trovato lavoro dopo poco, è vero. Ma non è direttamente riferibile ai miei studi, lavoro in un negozio tre ore al giorno. Un lavoro che ho trovato tramite conoscenze».
Perché i ragazzi come Agnese non si arrendono, cercano lavoro in ogni modo. Lei ha raggiunto un piccolo record: «Ho spedito anche sessanta Cv in un mese ad aziende di tutti i tipi, per profili rispondenti al mio corso di studi. Ho ricevuto una sola risposta, di quelle generate automaticamente».
Anche Agnese sta pensando ad emigrare, ma è una situazione difficile, perché, spiega, «chi parte sa già che non tornerà. Ma per una donna è ancora più difficile restare e sperare in un futuro: a tutti i colloqui la domanda è sempre la stessa. Anche se non potrebbero, tutti chiedono se hai una relazione stabile. Vogliono sapere se e quando hai intenzione di andare in maternità».
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