VARESE E qualcuno ci rimise il lavoro. C’è anche questo particolare tra gli esiti della regolarizzazione di massa per colf e badanti avviata il primo settembre. Lo ha denunciato la Cisl di Milano segnalando alcuni casi che sono capitati nel capoluogo lombardo, ma analoghe situazioni si sono presentate a Varese. Il problema è sempre lo stesso: il datore di lavoro non ha intenzione di sborsare un centesimo per regolarizzare il lavoratore extracomunitario, che quindi può scegliere a suo rischio e pericolo se restare in nero commettendo un reato, la clandestinità, o fare le valigie e tornarsene nel paese di origine.
Nella schiera infinita dei regolarizzati e felici, e il Viminale ne ha previsti 750 mila entro il 30 settembre, le eccezioni esistono e per chi ci si trova di mezzo a fine mese sarà un bel problema. Se infatti i varesini per cui i collaboratori domestici o le badanti hanno lavorato o stanno lavorando ancora oggi non hanno intenzione di pagare i contributi, gli extracomunitari si troveranno, alternativamente, o penalmente punibili perché la clandestinità è diventata reato, o senza lavoro e quindi impossibilitati, almeno sulla carta, a restare in Italia. Si tratta di lavoro nero, certo, ma pur sempre dell’unica entrata monetaria per chi svolge questo tipo di attività, nonché dell’unico strumento possibile, una volta regolarizzato, per vivere e lavorare legalmente a Varese. La nostra provincia tra l’altro è rientrata nella top ten italiana di quelle con il maggior numero di regolarizzazioni: soltanto al 2 settembre, secondo i dati ufficiali pubblicati dal ministero dell’Interno, erano state presentate 450 domande regolari. «Personalmente ho già avuto un paio di questi casi – conferma Filippo Cardaci delle Acli – erano badanti e non sapevano come comportarsi: gli anziani da cui lavorano hanno detto che non intendevano regolarizzarle».
E normalmente non c’è bisogno di dire altro. Il contratto di lavoro ovviamente non è mai esistito, dunque all’ex lavoratore non resta che fare i bagagli. Salvo qualche caso, come quello in cui viene chiesto di proseguire il rapporto lavorativo clandestino, in tutti i sensi. «Per adesso non c’è rischio, ma finito questo mese sabbatico tutti i provvedimenti approvati entreranno in vigore e le cose si faranno più dure. Sono soprattutto le badanti più che le colf a risentire del problema, e di solito gli anziani più che chiedere di andare via propongono di tenerle in nero». Le stesse Acli non hanno particolari consigli da dare, se non quello di sentire i sindacati. «Noi al massimo possiamo fare un tentativo per
convincere il datore di lavoro – spiega Cardaci – ma se non accetta alla badante non resta che tentare le vie legali». Che però potrebbero essere deleterie, paradossalmente, proprio per la parte lesa, vale a dire la stessa badante: se si tratta di una clandestina si troverebbe con un decreto di espulsione in mano. Alla Cisl di Varese invece non si sono ancora presentati casi simili. Per il momento hanno riscontrato soltanto grande soddisfazione, anche se confermano un problema di fondo che fortunatamente si risolve senza particolari complicazioni: chi è arrivato dopo il 1° aprile teoricamente non potrebbe essere regolarizzato, ma il datore di lavoro solitamente chiude un occhio e paga la quota forfettaria stabilita per i tre mesi precedenti.Francesca Manfredi
s.bartolini
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