Così boss comunicano con esterno, l’allarme Macrì all’Antimafia

Così boss comunicano con esterno, l’allarme Macrì all’Antimafia

Roma, 20 ago. (Apcom) – Gli stratagemmi e i modi utilizzati dai boss in regime di carcere duro per comunicare con l’esterno non sono una novità. “C’è il canale degli agenti infedeli, dei cappellani, dei medici. Le vie di comunicazione con l’esterno sono tante. Ad esempio, durante la trasmissione della domenica ‘Quelli che il calcio’, sul fondo scorrono dei messaggi che vengono inviati da tifosi o da

altre persone per scambi di saluti o di affettuosità varie. Abbiamo ricevuto segnalazioni secondo le quali tale lancio di messaggi verrebbe utilizzato anche per mandare messaggi a chi segue la trasmissione dentro il carcere”. E’ il resoconto della audizione dell’ex vice procuratore nazionale Antimafia Vincenzo Macrì, oggi Procuratore generale ad Ancona, davanti alla Commissione Antimafia avvenuta lo scorso 11 maggio (il resoconto è sul sito della Commissione).

“Come si può eliminare questa possibilità? Il diritto a vedere una trasmissione televisiva di calcio – afferma Macrì – è ineliminabile e non si può imporre alle reti televisive di non trasmettere i messaggi inviati dai telespettatori. Vi pongo tale quesito perché è il legislatore che decide”.

“Alcuni giorni fa, in un’ordinanza di misura cautelare a carico della cosca dei Pesce a Rosarno – siamo in ambito di detenuti non sottoposti a 41-bis – è emerso che era stata creata una piccola stazione trasmittente radiofonica, Radio Olimpia, per comunicare dall’esterno con il carcere. Un’ulteriore difficoltà – spiega il magistrato

all’epoca al vertice della Dna – è rappresentata dai telefoni cellulari, che qualche volta girano all’interno degli istituti carcerari. Non possiamo quindi pensare a una fortezza chiusa e inespugnabile; l’importante è creare una struttura con il maggior livello possibile di inaccessibilità e con il maggior numero di garanzie di tenuta giuridica e strutturale”.

Red/Nes

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