Costa Avorio/Ouattara: Esaurite vie d’uscita pacifiche per crisi

Costa Avorio/Ouattara: Esaurite vie d’uscita pacifiche per crisi

Abidjan, 29 mar. (TMNews) – Le vie d’uscita pacifiche dalla crisi della Costa d’Avorio sono finite. Alassane Ouattara alza la voce, e minaccia, dopo settimane di appelli alla comunità internazionale e di violenze perpetrate dalle forze leali al presidente ivoriano uscente, Laurent Gbagbo. Il nuovo presidente, riconosciuto dalla comunità internazionale come il legittimo vincitore delle elezioni di novembre, sta ormai intensificando le offensive contro i sostenitori di Gbagbo in varie città, facendo aumentare i timori che in Costa d’Avorio si possa scatenare una nuova guerra civile.

“Tutte le vie pacifiche per portare Gbagbo a riconoscere la sua sconfitta (alle presidenziali, ndr) sono esaurite” ha affermato in un comunicato. Le truppe pro-Ouattara, in gran parte formate da combattenti delle Forze Nuove (Fn), gli ex ribelli, hanno dato il via, ieri, a una vasta offensiva militare, che li ha portati alla conquista di alcune città importanti, tra cui Abengourou, 220 chilometri a nord-est di Abidjan, centro del potere di Gbagbo.

Ouattara “condanna con fermezza il rifiuto di Gbagbo” ad accettare la recente decisione dell’Unione africana, che, nel tentativo di trovare una soluzione, aveva sentenziato: “Il potere deve andare a Ouattara, ma sia garantita un’uscita onorevole a Gbagbo”. Ouattara ha poi “invitato vivamente” il Consiglio di sicurezza dell’Onu “ad agire con prontezza per proteggere la popolazione civile”. Francia e Nigeria hanno presentato una risoluzione per vietare l’uso di armi pesanti, almeno ad Abidjan. Dall’inizio degli scontri, i morti sarebbero più di 460, secondo l’Onu.

Proprio l’avanzata delle forze fedeli a Ouattara ha convinto Gbagbo a chiedere “il cessate il fuoco immediato” e “l’apertura di un dialogo” con il suo rivale, con “la mediazione dell’Alto rappresentante dell’Unione africana”. Lo ha dichiarato oggi il suo portavoce, Ahoua Don Mello, aggiungendo che, “senza dubbio, useremo il diritto legittimo a difenderci”. “Abbiamo ricevuto dall’Unione africana l’invito a partecipare ai negoziati ad Addis Abeba – capitale dell’Etiopia – dal 4 al 6 aprile. Non abbiamo ancora risposto, ma non ci sono ragioni per rifiutare un’occasione per dialogare”.

(con fonte Afp)

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