Roma, 30 set. (TMNews) – Oltre 5mila euro in meno per quanto riguarda il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti dal 2000 ad oggi. Un calo che diventa pari a 2.900 euro al netto del fiscal drag. A tanto ammonta la perdita dei salari reali per i lavoratori dipendenti negli ultimi 10 anni. E’ quanto emerge dai dati contenuti nel volume ‘Salari, il decennio perduto’ presentato oggi da Agostino Megale, presidente di Lab (Istituto di studi, ricerche e formazione. Lavoro, assicurazioni e banche) e segretario Generale Fisac Cgil.
Il raffronto della dinamica delle retribuzioni lorde e nette con l’inflazione effettiva (deflatore dei consumi), ha sottolineato Megale, riporta all’attenzione l’irrisolta questione salariale che, dal 2000 al 2011, ha generato una perdita cumulata di potere d’acquisto dei salari lordi di fatto di 2.929 euro (solo nel 2002 e nel 2003 si sono persi oltre 6.000 euro) che, sommata alla mancata restituzione del fiscal drag, si traduce in 5.304 euro in meno per ogni lavoratore dipendente alla fine del decennio. La perdita cumulata calcolata sulle retribuzioni equivale a circa 50 miliardi di maggiori entrate complessivamente sottratte al potere d’acquisto dei salari.
Questo, evidenzia Megale, spiega perché nel periodo tra il 2000 e il 2011, le entrate da lavoro dipendente abbiano registrato una crescita reale (quindi al netto dell’inflazione) del 13,6% a fronte di una flessione reale di tutte le altre entrate. In ogni caso, nel periodo 2000-2010, a parità di potere d’acquisto, le retribuzioni lorde italiane sono cresciute solo
del 2,1% rispetto alla crescita reale delle retribuzioni lorde dei lavoratori inglesi del 17,40%, francesi (11,1%) e americani (4,5%). Questo spiega anche come, in Italia, sempre a parità di potere d’acquisto, nonostante una dinamica del costo del lavoro per unità di prodotto più sostenuta, le retribuzioni e lo stesso costo del lavoro risultino all’ultimo posto della classifica Ocse 2010.
Pie
© riproduzione riservata










