Roma, 25 apr. (Apcom) – Indagini congiunturali e recuperi delle
Borse continuano ad offrire spiragli di una possibile
attenuazione della crisi, ipotesi che tuttavia non trova
riscontri nell’andamento dei dati più concreti su Pil e
occupazione. Indicatori diversi che forniscono letture
contrastanti sull’evoluzione del quadro, tenuto conto che vi è
uno scarto temporale di diverse settimane tra quello che
fotografa una indagine – che è una sorta di istantanea della
situazione – e il consuntivo dei dati macroeconomici più
classici, come produzione industriale o Pil, che si riferiscono a
periodi antecedenti.
Oggi The Economist mette in guardia dall’ottimismo prematuro.
Nasconde “due trappole”, avverte il settimanale: la prima e più
ovvia è può rivelarsi mal riposto, sull’attesa di una ripresa che
in realtà si rivela solo una attenuazione della contrazione
economica. La secondo trappola, e “più insidiosa” è che fiducia e
buone notizie possono innescare “un rovinoso autocompiacimento”.
“Una cosa è l’ottimismo, ma spingersi a pensare che l’economia
mondiale stia tornando alla normalità potrebbe minare la stessa
ripresa – dice The Economist – e bloccare le politiche economiche
volte a mettersi al riparo da eventuali nuovi capitomboli”.
Eloquente la copertina: un banco di pescetti che incautamente si
avvicinano a una luce, che in realtà è l’esca luminosa di una
versione orrifica di una rana pescatrice (un pesce predatore di
grande profondità).
Da mesi le previsioni sull’economia delle istituzioni
internazionali non fanno che aggravarsi, ultime quelle appena
diffuse dal Fondo monetario internazionale, che per quest’anno si
attende la prima vera e propria recessione mondiale da 60 anni a
questa parte. Una contrazione del Pil dell’1,3 per cento, seguita
da un recupero dell’1,9 per cento nel 2010. Tuttavia ieri il
direttore Dominique Strauss-Kahn ha avvertito che questo
possibile ripresa dipenderà da misure supplementari di politica
economica nel 2010 e da un completamento della pulizia dei
bilanci delle banche.
Ma oggi indicazioni positive sono giunti per l’area dell’euro e
per la sua prima economia, la Germania. L’indice Eurocoin,
elaborato da Banca d’Italia e istituto Cepr, ha mostrato una
attenuazione ad aprile del ritmo di contrazione economica
nell’Unione monetaria. Mentre l’indice dell’istituto Ifo sulla
fiducia delle imprese tedesche ha segnato un miglioramento.
Tuttavia sempre oggi direttore del dipartimento per l’Europa
dell’Fmi, Marek Belka si è mostrato molto prudente nelle sue
valutazioni: “Sarei molto cauto a descrivere (la situazione) come
una svolta”, ha detto durante un conferenza stampa.
Del resto gli ultimi dati giunti dalla Spagna non sono certo
incoraggianti: nei primi tre mesi dell’anno i disoccupati hanno
superato la soglia dei 4 milioni, il tasso di disoccupazione è
balzato al 17,36 per cento contro il 13,91 del trimestre
precedente. In un anno i senza lavoro sono un milione 836 mila in
più. Altrettanto torvi i dati sull’economia della Gran Bretagna
la maggiore economia dell’Ue tra quelle che non usano l’euro: nel
primo trimestre il Pil ha accusato una contrazione dell’1,9 per
cento rispetto ai tre mesi precedenti, e del 4,1 per cento
guardando al paragone su base annua. E’ la flessione più forte
dal 1979 e i dati sono peggiori di quanto atteso in media dagli
analisti.
Quanto ai recenti recuperi delle quotazioni di Borsa, sempre The
Economist mette in rilievo che vanno presi con ancor maggiore
cautela. Tra il 1929 e i 1932 – ovvero durante la Grande
Depressione – l’indice Dow Jones era risalito per quattro volte
per oltre il 20 per cento, solo per ricadere successivamente a
nuovi minimi. Nel corso della crisi attuale i listini si sono
lanciati per cinque volte in rally rialzisti superiori ai 10
punti percentuali, per poi tornare a scendere.
Voz
241655 apr 09
MAZ
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