Crisi/Prodi:Democrazia si difende con ricevute o Paese in rovina

Roma, 16 ago. (TMNews) – “La ricetta per salvare il Paese? Passa per la riduzione drastica dell’uso dei contanti e per l’incremento della tracciabilità”. Ne è convinto Romano Prodi, che lo ha ribadito a 24 Mattino su Radio 24. “Se non mettiamo mano alla lotta all’evasione fiscale, nonostante la manovra, tra tre anni ci troviamo nella stessa situazione”. Prodi è quindi tornato

sul tema della lotta all’evasione fiscale: “utilizzare l’elettronico in modo feroce, è l’unica via per andare avanti. Ricordiamoci che la democrazia si difende con le ricevute e le ricevute moderne sono un sistema elettronico che controlla quanto si spende e quanto si ricava e lascia la tracciabilità. Se noi non abbiamo il coraggio di far questo, il paese sarà sempre un paese disastrato”.

Romano Prodi ha poi commentato a Radio 24 il malcontento suscitato dal testo della manovra: “la manovra, per definizione, vuol dire pesare di più sulle tasche degli italiani e dare meno benefici. Però il problema è come lo si fa”. A quanti avessero fatto un parallelo tra il sacrificio richiesto da Prodi a tutti gli italiani per entrare nell’area Euro e la manovra di questi giorni, l’ex capo della Commissione Europea, ha risposto: “Non ci sono punti di contatto tra il contributo di solidarietà di questa manovra e la tassa per l’Europa del Governo Prodi. C’è una profonda differenza. La nostra, allora era una gara per la promozione, noi per entrare nel club dell’euro dovevamo arrivare al 3% del deficit . Era un governo che lavorava insieme, in modo collettivo. Abbiamo fatto mille conti. E, se noi fossimo entrati subito, si sarebbero abbassati i tassi d’interesse. Mi ricordo benissimo – ha aggiunto – le lunghissime discussioni fatte con Ciampi, Andreatta, Napolitano prima di annunciare la manovra. C’era una squadra. Facevamo ore e ore di simulazioni con i funzionari”.

“Qui – ha spiegato Prodi – ognuno ha la sua tesi e ognuno ha un’ opinione diversa in seno alla maggioranza. Ognuno mette un pezzo di veto e quello che ci rimane è un pezzettino di decisione che non può risanare un paese. Noi abbiamo deciso di introdurre immediatamente questa tassa perchè l’avremmo potuta restituire. Così e’ avvenuto, i tassi d’interesse si sono abbassati e in tre anni abbiamo restituito i due terzi dell’imposta com’era stato stabilito. In questa maggioranza invece ognuno ha la sua voce. Proprio questa divisione è stata l’elemento scatenante della speculazione contro l’Italia”.

“La speculazione – ha spiegato il professore sempre a Radio 24 – fa come gli Orazi e i Curiazi, prende quello più debole e lo infilza. In quel momento l’Italia si presentava come estremamente debole. Non c’era un politica economica, non si sapeva dove stesse andando”.

Infine alla domanda “Se venissimo a intervistarla l’anno prossimo, dove dovremmo andare a Roma, a Bruxelles, a New York?” Prodi ha concluso: “Sarò sempre qui nell’Appennino reggiano”.

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