Roma, 14 set. (TMNews) – Sotto la costante minaccia delle tensioni dei mercati, da venerdì i massimi responsabili economici dell’Unione europea si ritrovano in Polonia, a Wroclaw, Breslavia in italiano, la quarta maggiore città del paese che ora detiene la presidenza di turno dell’Ue. Il consiglio informale dell’Ecofin che sarebbe dovuto servire a trovare una posizione comune dell’Ue da portare alle riunioni autunnali di Fmi e Banca Mondiale, in realtà
si trasforma in una nuova riunione di emergenza sulla crisi debitoria che continua ad attanagliare l’area euro. E a fronte di una Europa apparentemente incapace a superare questi problemi – a oltre un anno dal lancio del piano di aiuti sulla Grecia, questo paese relativamente piccolo resta l’epicentro delle tensioni – si fa spazio perfino l’ipotesi di un ‘soccorso cinese’, o in generale di un aiuti esterno dai giganti emergenti.
Uno scenario certo non esaltante per una Unione che nei suoi aiuti a Grecia, Irlanda e Portogallo già si avvale del supporto finanziario del Fondo monetario internazionale. Ma niente atteggiamenti sdegnosi, visto che nell’accavalarsi di eventi che da settimane alimentano gli allarmismi, si è perfino registrata la sparata del ministro delle Finanze Polacco, Jan Rostowski, che presiederà l’Ecofin: di fronte all’Europarlamento ha evocato lo spauraccio di una “guerra”, che potrebbe seguire una spaccatura dell’area euro (di cui la Polonia non fa parte). Ha poi dovuto puntualizzare che le sue erano solo ipotesi.
La situazione resta critica mentre le tensioni sulla Grecia si sono riaccese dopo che nei giorni scorsi dichiarazioni di esponenti di primo piano della Germania avevano riaperto l’ipotesi di una insolvenza sui pagamenti. Ma è uno scenario dalle conseguenze imprevedibili, su cui sono stati fatti ripetuti parallelismi con il crack di Lehman Brothers, l’evento che nel 2008 fece da innesco alla caduta a precipizio
delle Borse e alla recessione economica globale. Per questo diverse autorità europee e la stessa cancelliera della Germania si sono prodigate a ribadire che si farà tutto il necessario per salvare Atene. Questo richiederà la ratifica a livello nazionale del rafforzamento delle misure anti crisi deciso dall’Ecofin del luglio scorso. Per ora le martellanti promesse a fare presto non sono riuscite a rassicurare i mercati.
Intanto nelle ultime settimane sono tornate a registrarsi altre ipotesi, dalla creazione di uno “zar” europeo sui conti pubblici, che avrebbero poteri di intervento diretti sulle politiche economiche nazionali, alla precedente idea di creare dei titoli di Stato comuni, gli eurobond. Solo che oltre a richiedere modifiche ai trattati costitutivi europei, una strada lunga e e a rischio di bocciature da referendum nazionali, come avvenuto con il trattato di Lisbona, questi progetti non richiamano l’unanimità nemmeno tra le grandi economie Ue.
Intanto si profila una stagnazione della ripresa, non solo in Europa, con livelli di disoccupazione che restano elevati e con un crescente malcontento sociale sui piani di austerità di bilancio che devono servire a mettere al riparo i paesi dagli attacchi di mercato. Anche nella relativamente sicura Germania, la locomotiva dell’area euro, sale il malcontento, in questo caso si concentra invece sugli aiuti ai paesi in difficoltà, specialmente la Grecia spesso descritta come paese ‘cicala’, e minaccia di creare attriti anche in seno al governo.
Da segnalare l’inusuale presenza, nella prima giornata di lavori, del segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner che ha ripetutamente richiamato gli europei ad affrontare con decisione la crisi.
In questo ginepraio non sarebbe quindi sgradita un eventuale sostegno esterno da parte dei paesi Brics, acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Se ne discuterà a Washington, intanto ministri economici e banchieri centrali – presenti per l’Italia il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il governatore di Bankitalia Mario Draghi – europei cercheranno soluzioni ‘Made in EU’ agli incontri di venerdì e sabato nella città sud occidentale della Polonia.
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