Da emblema di eccellenza varesina a un destino incerto e inglorioso

La quiete - In programma il prossimo 29 luglio l’asta che potrebbe decidere, in senso positivo o negativo il futuro della clinica

Il giorno della verità per la clinica La Quiete arriverà il prossimo 29 luglio. Mancano 10 giorni e i lavoratori del polo sanitario privato e l’intera città di Varese conosceranno il loro destino. Un destino in ogni caso segnato che peggiorerà, se possibile, qualora l’asta andasse deserta. La Quiete è un’eccellenza sanitaria varesina. Lo è stata, quanto meno, sino a quando non venne coinvolta nel fallimento Ansafin, gruppo imprenditoriale che aveva acquisito la clinica. Un maxi fallimento che travolse tutte le società riconducibili al gruppo e che sfociò in una lunga indagine giudiziaria nei confronti dei vertici societari. Anche in quell’occasione lavoratori e fornitori furono penalizzati: i primi si ritrovarono senza stipendio, i secondi senza prestazioni e materiali saldati. Nel 2009 la clinica fu acquisita da una nuova società. Stessa vicenda. La

Sant’Alessandro, società romana, versò i 900 mila euro richiesti in prima battuta in seguito all’aggiudicazione. Poi smise di pagare il dovuto, in tutto circa 9milioni di euro, somma che avrebbe dovuto versare entro i termini perentori fissati dal fallimento. Nulla di tutto questo accadde e da due anni la clinica è sotto sfratto. Sfratto esecutivo con l’ufficiale giudiziario alla porta. Da quasi quattro mesi, ancora una volta, i dipendenti non vengono pagati. La situazione è estremamente grave e l’impressione è che si sia giunti a fine corsa. Anche perché sulla clinica insistono pendenze giudiziarie e interessi tali, da far ipotizzare che un imprenditore sano e serio, con voglia di rilanciare una realtà importante, valuterebbe molto attentamente la possibilità di investire milioni in un bene che non avrebbe poi la certezza di godere.