Da Grand Hotel a clinica? A Varese la svolta è possibile

Da Grand Hotel a clinica?
A Varese la svolta è possibile

Il progetto per riaprire il Grand Hotel del Campo dei Fiori va avanti. E l’unica certezza, per il momento, è che sia i proprietari, la famiglia Castiglioni, che l’amministrazione comunale sono interessati a mandare in porto la riapertura.

Detto questo, non mancano le difficoltà per individuare una nuova destinazione.

Anche se un’idea, che potrebbe risultare anche vincente dal punto di vista economico, sembra esserci: quello di una destinazione sanitaria per l’edificio. L’ipotesi sarebbe stata proposta proprio dagli stessi Castiglioni durante un incontro con l’amministrazione comunale.

Ma avrebbe incontrato un ostacolo immediato: sembra infatti che il regolamento del Parco del Campo dei Fiori non consenta l’apertura di qualsiasi tipo di attività entro i suoi confini. Ma limiti fortemente la destinazione degli immobili presenti, come nel caso dell’ex hotel liberty, a finalità culturali e ricettive.

Tradotto in parole povere, e con un esempio, l’ex Grand Hotel, seguendo alla lettera questo regolamento, potrebbe tornare ad essere un semplice hotel, oppure diventare un museo. Ipotesi che non avrebbero ottenuto il plauso dei proprietari. Il Comune a quel punto avrebbe proposto una struttura alberghiera, dotata tuttavia di strumenti e comfort, che la rendessero di fatto un centro benessere.

Dalla riunione non è emersa alcuna ipotesi definitiva. E lo stesso avrebbe chiesto al Comune di continuare a lavorare. Rimane tuttavia il fatto che la proprietà avrebbe mosso i primi passi pensando ad una struttura sanitaria, clinica o casa di riposo.

«Il Parco ha delle norme precise – spiega l’assessore all’Urbanistica – che prevedono di limitare la destinazione degli edifici a funzioni turistico-ricettive o culturali».

«Motivo per cui le trattative sono aperte per verificare cosa possa fare l’amministrazione. In ogni caso, la certezza è l’intenzione di fare qualcosa per riaprire la struttura».

Ma l’assessore all’Ambiente , che tra l’altro si sta occupando del piano di trasferimento delle antenne, spezza una lancia a favore della deroga al regolamento.

«Bisogna guardare quali sono le priorità – spiega Clerici – E dal punto di vista ambientale e paesaggistico è quello della rimozione delle antenne. Il Grand Hotel è un edificio di pregio, che merita di essere tutelato. Se non si fa qualcosa, oltre a rimanere imbruttito per via della presenza delle antenne, con il passare degli anni non avrà nemmeno un’adeguata manutenzione, con il rischio di incorrere in possibili crolli della struttura».

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