Da settembre a dieta!

Mettersi a dieta "da settembre" non funziona. È necessario concentrarsi sui risultati a lungo termine che si vogliono ottenere e non su quelli a breve termine

Agosto è volto al termine e con la sua fine arriva settembre.

Settembre, il mese dei grandi propositi, delle ripartenze, dei nuovi progetti, è un po’ come un pre-Capodanno, quel momento al quale rimandiamo tutto: pensieri, mente e corpo si risveglieranno a settembre, prima non ne vogliamo sapere. “Adesso sono in vacanza, ma ti giuro che da settembre riparto e incomincia la mia nuova vita/mi iscrivo in palestra/mi metto a dieta”, quante volte abbiamo detto o sentito frasi del genere?

Anche in studio, mi capita in questo periodo di sentire diversi di voi che arrivano alla visita di fine agosto dicendomi che l’estate non sono riusciti a seguire il piano nutrizionale, ma che da settembre, ora che sono rientrati dalle vacanze, tutto cambierà.

Ecco, vi svelo un segreto: mettersi a dieta “da settembre” non funziona. Non voglio farvi perdere lo slancio di iniziare, ci mancherebbe, ma è la mentalità con cui ci si approccia a un percorso del genere (nutrizionale o di qualsiasi altra natura) che dovrebbe cambiare!

Perché dire “da settembre incomincio” implica un periodo limitato di tempo nel quale ci si vuole dedicare all’alimentazione, periodo nel quale si corre e si fanno sacrifici, a volte estremi, per raggiungere degli obiettivi. Non sto dicendo che non funzionerebbe, anzi, molto spesso gli approcci nel breve termine funzionano, se per funzionare intendiamo far variare quel numerino che esce sotto i piedi, quando saliamo sulla bilancia. Le diete drastiche, la dieta del digiuno, la dieta delle mele, i beveroni e i sostituti dei pasti possono funzionare ma, appunto, nel breve termine soltanto. Funzionano per arrivare alle vacanze al mare con qualche kg in meno e vedersi meno gonfi, ma poi al mare ci si lascia andare e quel numero raggiunto con tanti sacrifici, risale. Perché? Perché perdere peso è diverso da dimagrire, perché far scendere quel numerino è diverso da imparare a mangiare, perché il focus di un percorso nutrizionale non è, non sarà mai e non dovrebbe mai essere solo ed esclusivamente il peso sulla bilancia. Si parla, infatti, di percorso, non di dieta lampo. Personalmente non uso nemmeno il termine “dieta” quando parlo ai miei pazienti, perché attorno a quella parola si è creata una nuvola di aspettative e di ansie poco utili al fine di migliorarsi.

È necessario concentrarsi sui risultati a lungo termine che si vogliono ottenere, è questo che fa davvero la differenza: pensare di non dover ricominciare un’altra “dieta” tra tre anni perché si sono annullati i risultati della precedente, evitare “l’effetto yo-yo” che tutti gli approcci a breve termine si portano dietro; bisogna investire tempo ora per migliorare non chi saremo domani, ma chi saremo ogni giorno della nostra vita, agendo su tutti i fattori che intercorrono sullo stile di vita, non solo a livello alimentare, ma anche il movimento, la qualità del sonno, lo stress, la salute mentale… Bisogna pensare a chi vogliamo essere tra dieci o vent’anni, non fermandoci al pensiero del “qui e ora”. “Qui e ora” si inizia, ma con una prospettiva ben più ampia.

I cambiamenti hanno bisogno di tempo, non di scadenze. E hanno bisogno di buon senso: nessun tentativo di essere perfetti, nessun senso di colpa se si sbaglia strada o si cade.

Comincia da settembre, ok, ma non dandoti dei termini entro cui arrivare; inizia a compiere dei passi, anche piccolini, che però ti consentano di camminare per tutta la vita.

Laura Nardi - biologa nutrizionista