Da vu cumprà a cuocoPorta la cena a domicilio

Da vu cumprà a cuocoPorta la cena a domicilio

VARESE In tempo di crisi diminuiscono le cene al ristorante. Ma la voglia di incontrarsi con gli amici e di gustare qualche manicaretto diverso dal solito, magari etnico, resta. E così Djibril Thiam, classe 1965, si è inventato, come secondo lavoro, «la cucina senegalese a casa vostra». Arriva a domicilio con il grembiule colorato legato ai fianchi e la borsa con gli ingredienti, prepara le portate dall’antipasto al dessert, cura il servizio in tavola e poi pulisce fornelli e stoviglie.

Alla fine, l’unica cosa che rimane nell’aria è un buon profumo di arachidi tostate. Il costo della cena varia in base al menù scelto e mediamente si spendono circa 20 euro a persona. L’iniziativa ha riscosso tantissimo successo, tanto è vero che, adesso, «bisogna prenotare con tre settimane di anticipo» racconta il cuoco. Che, per farsi conoscere, ha utilizzato un sito internet, uno spot radiofonico e il passaparola. «Mi chiamano soprattutto dalla provincia, ma mi è capitato diverse volte di recarmi fino a Milano».
Chi è interessato può andare sul sito http://cavedio.bravehost.com/thiafra-home.html e sfogliare il menù. Si può ordinare “acras de niebes”, le frittelline di fagioli dall’occhio nero, accompagnate da “bouye”, succo di pane di scimmia. Quest’ultima è una bevanda a base di frutto del baobab che ha proprietà benefiche per l’intestino. Poi ci sono i succhi di zenzero e di tamarindo da sorseggiare insieme a “thieboudienne rouge” (riso al pesce e al pomodoro), “yassa poulet” (pollo alle cipolle e limone) o “mafe’ poulet” (pollo in salsa di arachidi). Come dessert una “fondè”, polpetta di miglio al latte cagliato. Ormai sono due anni che Djibril ha inventato questo mestiere. «Lo faccio per portare nelle case degli italiani un po’ di cultura del Senegal».

Lo chiamano soprattutto ragazzi per feste a tema, ma anche famiglie per compleanni o ricorrenze particolari. Può capitare che Djibril si sieda a tavola e racconti la sua storia: è emigrato da Dakar nel 1992 e ha vissuto per due anni vicino a Cecina Mare, dove dormiva in una stanza con nove connazionali e faceva il vu’ cumprà. «La verità è che, più che vendere, mi fermavo a parlare con la gente. Ho collezionato molti indirizzi, tutte persone che in un modo o nell’altro poi mi hanno dato una mano». Djibril ha vissuto

anche sei mesi in Belgio dove ha imparato a fare i dolci. Ma la fortuna lo ha abbracciato quando è arrivato a Varese, «dove ho potuto realizzare tutti i miei progetti e ho incontrato tante persone desiderose di aiutarmi». E dove ha conosciuto una professoressa italiana da cui ha avuto una bimba. Alla fine di ogni cena c’è una sorpresa per tutti i commensali. Djibril regala ad ognuno una cartolina del Senegal dipinta a mano, con scritto un proverbio africano. Uno dei più ricorrenti recita: «Il miglior rimedio dell’uomo è l’uomo stesso». Adriana Morlacchi

s.bartolini

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