La storia di Stefano Verri nasce a Gazzada Schianno e si interrompe tragicamente nel 1999, quando il ragazzo, appena diciassettenne, muore a causa di una leucemia fulminante. Da quel momento, il padre Emilio decide di trasformare il dolore in impegno concreto, dando vita a un progetto che negli anni è diventato un punto di riferimento nella ricerca scientifica.
Grazie al lavoro del Comitato Stefano Verri è nato, all’interno dell’ospedale San Gerardo dei Tintori di Monza, il laboratorio di Terapia Cellulare e Genica intitolato al giovane. Oggi quella realtà è al centro di una scelta strategica della Regione Lombardia, che ha deciso di investire sul suo sviluppo.
Un investimento per il futuro della medicina
Il 27 aprile scorso la giunta regionale guidata da Attilio Fontana ha approvato all’unanimità uno stanziamento di 7,5 milioni di euro per il triennio 2026-2028, su proposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso. L’obiettivo è rafforzare il laboratorio Stefano Verri, trasformandolo in un hub regionale — con ambizioni nazionali — per le terapie avanzate, le cosiddette ATMP (Advanced Therapy Medicinal Products).
Cosa fa il laboratorio
Il laboratorio non si occupa direttamente della cura dei pazienti, ma svolge un ruolo fondamentale nella filiera della medicina avanzata: sviluppa e produce farmaci sperimentali destinati a studi clinici autorizzati. Si tratta di medicinali realizzati secondo rigorosi standard internazionali, le Good Manufacturing Practices, e destinati a pazienti affetti da malattie rare o patologie croniche prive di alternative terapeutiche.
Una tappa decisiva è stata raggiunta nel 2015, con la creazione di un’area dedicata alla produzione di farmaci per la terapia genica. Due anni dopo, nel 2017, è arrivata l’autorizzazione alla produzione da parte di AIFA. All’interno della struttura si trova anche la stanza “Luca Ciccioni”, realizzata grazie al contributo dell’associazione “Quelli che… con LUCA Onlus”.
Il laboratorio opera in collaborazione con centri di ricerca e istituzioni scientifiche, consapevole che lo sviluppo delle terapie avanzate richiede competenze e sinergie a livello internazionale.
Ridurre la dipendenza dall’estero
La decisione della Regione nasce da una criticità ben precisa: l’Italia, e la Lombardia in particolare, dipendono ancora in larga misura da strutture estere per la produzione di farmaci di terapia genica. Questa situazione comporta costi elevati e tempi più lunghi per l’accesso alle cure.
Rafforzare una capacità produttiva interna certificata significa quindi poter gestire l’intero percorso — dalla ricerca al trattamento del paziente — con maggiore efficienza, autonomia e sostenibilità.
Il piano quinquennale 2026-2030 prevede anche l’avvio di due studi clinici pilota sulle malattie genetiche rare, finanziati nei primi tre anni con 2,5 milioni di euro annui. Le modalità operative saranno definite dalla Direzione Generale Welfare.
Verso un polo nazionale entro il 2030
Le terapie geniche rappresentano una delle frontiere più promettenti della medicina contemporanea e, secondo le previsioni dell’Agenzia Europea del Farmaco, sono destinate a una crescita significativa nei prossimi anni.
In questo scenario, la Regione Lombardia punta a fare del laboratorio Stefano Verri un centro di riferimento non solo a livello regionale, ma nazionale entro il 2030.
Una prospettiva che affonda le sue radici in una vicenda personale segnata dal dolore, ma capace di generare valore per la collettività: il nome di Stefano Verri continua oggi a vivere in un progetto che guarda al futuro della cura e della ricerca.













