Zona Economica Speciale nelle aree interessate dallo sconto benzina: agevolazioni fiscali per 28mila imprese varesine e possibilità di attrarne di nuove. Maroni accelera, ma chi è già oltre il confine non tornerà indietro: «Iniziativa utile, ma è tardi e il divario con la Svizzera dipende da tanti fattori».
Il Governatore della Lombardia venerdì ha dato un’accelerata all’idea della “zona franca” di confine, approvando in giunta il progetto di legge al Parlamento per l’istituzione di una Zona Economica Speciale (Zes) nelle aree territoriali confinanti con la Svizzera, specificamente quelle che beneficiano dello sconto benzina.
Un progetto che interesserebbe in tutto 76mila imprese lombarde, oltre 28mila nella sola provincia di Varese. Come concordato con l’ex premier , la Lombardia vorrebbe “agganciare” questo progetto a un disegno di legge già in discussione in commissione attività produttive al Senato, quello per l’istituzione della Zes nel distretto logistico-industriale di Gioia Tauro in Calabria.
Le aree comprese all’interno della Zona Economica Speciale beneficerebbero di rilevanti agevolazioni fiscali: per le nuove imprese almeno cinque anni di esenzioni Ires, Irap, Imu e Tarsu, oltre a Iva e imposte doganali e al dimezzamento degli oneri sociali, riferite al 40% del fatturato; per quelle esistenti, Irap al 50%, esenzione Iva e riduzione dei contributi. Con una limitazione: reclutare personale per il 90% in Lombardia.
«Se si può fare in Calabria, va fatto anche in Lombardia» sostiene il governatore varesino.
Ma chi in Svizzera si è già stabilito non pensa a fare retromarcia. «Una zona franca può aiutare, se c’è davvero una defiscalizzazione pesante, ma il divario con i Cantoni resta elevato» fa notare , gallaratese, socio di un’azienda che si è stabilita nei Grigioni italiani, poco oltre Bellinzona, dove le agevolazioni all’insediamento sono ancora più forti che in Ticino.
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