Dalla Costa, il bomber si racconta “La Pro, il Toro e la laurea…”

BUSTO ARSIZIO Marco Dalla Costa, centravanti di 23 anni, abita a Villar Perosa, il paese degli Agnelli, coniugato con la Juventus che ha un suo quartier generale. Lo pensi con addosso la maglia bianconera, invece gli dona quella granata dei Graziani e Pulici, dei Bianchi e degli Antenucci: «Guardi che qui sono tutti tifosi del Toro: di juventini a Villar ce ne sono pochi, così come nella stessa città di Torino».

Fede vera, quella granata, oppure reazione per il bianconero sotto casa?
È radicata nella mia famiglia. Sento parlare del Toro dai miei nonni e dai miei genitori, dunque è un qualcosa che ci portiamo dentro da generazioni.

Soffre per la serie B?
Come tutti. Vorrei rivedere la serie A e giocare finalmente il derby con la Juve.

Lei è sempre legato a una piemontese: il Novara.
Sono in prestito alla Pro Patria: il fatto di avere alle spalle il Novara mi stimola parecchio, perché facendo bene a Busto potrei avere la chance di salire molto di categoria.

Come va l’ambientamento?
Molto bene: il primo impatto è stato positivo. Appena arrivato ho fatto le visite mediche, mi hanno indicato il ristorante, trovato l’appartamento. Grande efficienza.

Da come parla sembra che si atterrato su un pianeta fuori dal mondo. Negative le esperienze precedenti?
Diverse. Non ho trovato altrove l’attenzione con la quale alla Pro Patria fanno sì che tu possa pensare solo al campo.

Pro Sesto, Sangiovannese e Olbia in serie C. Poi la decisione di andare in serie D, alla Caratese: come mai?
Mi ha voluto il direttore sportivo Giaretta, che avevo avuto alla Pro Sesto. E io stesso volevo mettermi in discussione. Penso di aver fatto bene, se mi ha chiamato la Pro Patria in Seconda.

E qui dovrà sgomitare per trovare spazio.
Ne sono consapevole. Però ho trovato grande disponibilità da parte dei giocatori che erano già alla Pro lo scorso anno.

Si dice che ognuno dei cosiddetti «vecchi» abbia preso sotto tutela un gruppetto di voi giovani.
È vero. In ritiro sono stato in camera con Serafini: ho conosciuto una persona eccezionale per i consigli che dà, su come stare in campo e su come comportami fuori. E tutto questo con grande spontaneità, senza secondi fini. Sono anche contento di essere allenato da un mister preparato.

Ha segnato un tripletta a Buffon, lo si ascolta più volentieri.
Anche questo è vero. Per segnare tre gol ai gobbi devi essere qualcuno.

Cosa chiede Dalla Costa al campionato?
Prima di tutto di stare bene e di non avere infortuni. E poi, ovviamente, i gol. L’attaccante lo si giudica da quanto segna. Puoi giocare bene una partita, ma il giudizio finale di una stagione dipende da quanti palloni hai messo dentro».

Il traguardo?
Non me lo pongo. Anche se spero di andare in doppia cifra.

Che ne pensa delle regola di far giocare i giovani in Lega Pro?
La ritengo giusta anche se, personalmente, sono già vecchio visto che si guarda ai ’90, ai ’91 e oltre. Tre anni fa non c’era, peccato: proprio perché ero giovane, non avevo trovato molto spazio.

Quindi deve mordere il freno per non ritrovarsi già fuori giri…
È quello che voglio fare alla Pro Patria. E devo fare «solo» gol.

Il Dalla Costa uomo dove vuole arrivare?
Intanto voglio laurearmi in Scienze motorie alla Statale di Milano, poi si vedrà.

Giovanni Toia

e.marletta

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