VARESE Dura lex, sed lex. E almeno finché è rimasta in vigore, la legge costata una condanna a 75 giorni di carcere ai varesini che hanno raccontato la loro storia a Mi Manda Raitre, ha creato problemi anche ad altri neo genitori, tanto da aver spinto il legislatore a modificarla. E così, se nel 2006 – anno dei fatti – l’esenzione dal ticket per gli esami obbligatori dei bimbi veniva definita in base a criteri di reddito, oggi le prestazioni pediatriche sono gratuite.
L’indicatore di reddito (38.500 euro calcolati al lordo sull’intero nucleo familiare) non è però del tutto scomparso e vale, ad esempio, per le prestazioni richieste dagli over 65. Allo stesso modo proseguono i controlli sulla regolarità delle autocertificazioni, che restano in capo agli ospedali. Spiega il direttore generale dell’azienda ospedaliera Walter Bergamaschi: «Su indicazione di Regione Lombardia, effettuiamo 500 controlli a campione ogni mese sul totale delle oltre ottomila ricette esentate al mese e delle centomila circa all’anno». Poiché ogni ricetta può contenere fino a otto richieste, stiamo parlando di una media di 400mila prestazioni ambulatoriali esentate all’anno sul milione e duecentomila effettuate dall’azienda ospedaliera. Certo i tempi dei controlli non sono celeri: «Per verificare una richiesta d’esenzione effettuata quest’anno, dobbiamo visionare la dichiarazione dei redditi che i cittadini presenteranno nella prima metà del 2012 e che l’Agenzia delle Entrate renderà disponibile a fine anno».
Una volta comparati i dati, e riscontrata un’eventuale mancanza dei requisiti per l’esenzione, gli ospedali procedono su due fronti: amministrativo – che nel 2010 ha fruttato il recupero di 12 mila euro – e penale: «Nell’inviare la segnalazione in procura, sebbene il reato che si configura sia il
medesimo, distinguiamo tra chi ha saldato il conto, chi non è stato trovato e chi, anche dopo reiterata richiesta, non ha versato alcunché». Le segnalazioni in tal senso che arrivano in piazza Cacciatori delle Alpi sono pressappoco 300 all’anno ma sono in diminuzione, segno dell’efficacia dissuasiva del monitoraggio.
Il risvolto penale di un’autocertificazione errata è, però, l’altra nota dolente evidenziata dai varesini incappati nella condanna: «Perché nessuno ci ha informati dei rischi?». Premessa: è vero che la legge non ammette ignoranti, ma la pubblica amministrazione s’è detta più volte disponibile a far di tutto per informare adeguatamente i cittadini. Lo fa? «L’autodichiarazione – prosegue il manager – avviene al Cup, dove spesso ci sono code e mille elementi di disturbo. Tuttavia l’indicazione al personale è di spiegare in cosa consiste l’autocertificazione e chi siano gli aventi diritto all’esenzione e di dare informazioni sul reddito massimo consentito oltre che sull’importanza di prestare attenzione». Sbagliare si può ma, se ci si accorge, si può correre ai ripari: «Basta tornare allo sportello, far presente l’errore, pagare e chiudere la pratica».
Sara Bartolini
e.marletta
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