Di corsa a Brindisi per l’aereo mentre i ragazzi fanno l’impresa

Varese – Una di quelle partite da raccontare, di quelle che non ci credi sia andata proprio così. Anche se devi correre per prendere l’ultimo aereo da Brindisi e vorresti restare coi ragazzi fino alla fine, ma evidentemente doveva andata proprio in questo modo.

Al seguito della Cimberio per il debutto stagionale c’erano anche loro, Silvia Rinaldi e il marito Andrea Volpe. Sono due consorziati, all’inizio del loro secondo anno al seguito del progetto della Pallacanestro Varese. Silvia e Andrea sono due liberi professionisti in ambito legale e medico e tifosi appassionati che domenica scorsa hanno vissuto una piccola avventura che mai avrebbero immaginato. Hanno vissuto “a distanza” gli ultimi incredibili secondi della gara, supplementare compreso.

«Eravamo sotto il canestro e vicinissimi alla panchina della Cimberio, per tutto il tempo abbiamo fatto un tifo scatenato, la cosa buffa è che noi eravamo seduti vicino al presidente di Brindisi» racconta Silvia Rinaldi che era accanto a Patrizia e Marco Lo Nero, con cui hanno condiviso la trasferta. Consorziati e appassionati: «Lì sembrava estate ma poi al palazzetto il caldo era ancora di più. Mancava l’aria ma c’era un’energia bellissima». Il palazzetto di Brindisi è un fortino, spalti a ridosso del

campo, un’atmosfera dove andare a vincere quest’anno non sarà facile per molti: «I loro tifosi sono molto caldi ma devo dire molto corretti – commenta Silvia – c’è un ambiente molto sportivo. Tra di noi si è creato un clima affettuoso e di amicizia, e anche lì abbiamo fatto sentire il nostro incoraggiamento. Forse anche un po’ troppo, avrò assordato il povero presidente di Brindisi accanto a noi… tanto che un poliziotto mi ha detto se avrei preferito spostarmi coi tifosi della curva».

Minuti finali, il gruppo controlla l’orologio per arrivare in tempo a prendere l’ultimo volo per Milano, non c’erano alternative: «Dovevamo andare ma il poliziotto mi ha chiesto se potevo regalargli la mia sciarpa. Eravamo sotto, stavamo perdendo, ma gliel’ho regalata». Si corre, collegati con tutti i mezzi a disposizione: «Sembravamo degli adolescenti – racconta Silvia divertita – dal meno sette ci arriva il messaggio che si va ai supplementari. Ho sentito mio padre che da casa seguiva in tv, il digitale terrestre si era bloccato sul più bello, tiriamo fuori la sciarpa di Patrizia e ci crediamo, è stato come un parto trigemino! Noi non usciamo mai prima dal palazzetto, restiamo fino a dare il cinque ai giocatori. Questa è una squadra super, Vitucci gli ha trasmesso la grinta in più. E ripenso alla mia sciarpa…»

p.rossetti

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