VARESE Quella di domenica contro Venezia è una di quelle sfide che ci fan venire voglia di passato. E questa volta il salto all’indietro ci porta all’inizio degli anni Ottanta: da queste parti stava per iniziare l’era meravigliosa della DiVarese, e in Laguna ad incantare le folle c’era un fenomeno che rispondeva al nome di Drazen Dalipagic. Nei nostri ricordi di tifosi bambini quello slavo con i
baffi metteva paura e insieme affascinava perché ci sembrava custode di un mondo sconosciuto. Sulla panchina di quella Venezia, uno che da giocatore aveva fatto grande Varese: Tonino Zorzi. «Dalipagic – racconta il Paròn – era super. Lui, che d’ora in avanti chiamerò con il soprannome “Praja” perché credo che Drazen non lo chiamasse nemmeno sua mamma, è stato uno dei giocatori più sottovalutati della storia del basket».
Sottovalutato, lui?
In troppi lo etichettavano come semplice tiratore, invece sapeva fare tante altre cose. Lui era nato sotto la stella della ex Jugoslavia e cresciuto in quella meravigliosa scuola: rimane nella storia una sua partita di quando era ancora nelle giovanili. La sua squadra incontrò una selezione di americani nella quale giocava un certo Larry Bird: toccò a Dalipagic il compito di marcarlo, e lo marcò benissimo.
Perché rimane nella storia quella partita?
Perché il grande Nikolic la tirava sempre fuori. Con la sua voce stentorea diceva: “Lui dice che difesa non piace, ma quando era giovane difendeva: con gambe, con braccia, con testa”.
Davvero non amava difendere?
Preferiva tirare. Però sapeva difendere eccome, e quando serviva lo faceva. Un’altra cosa che non amava fare era schiacciare: tirava, o appoggiava a canestro. Sapete quali erano le occasioni in cui schiacciava?
Quando?
Quando si trovava di fronte giocatori di colore. Questi zompavano come grilli e lui, per far vedere che non era da meno e che se avesse voluto avrebbe saltato più di loro, li prendeva a schiacciate in testa. Ma se era marcato da un bianco, no.
Un aggettivo per il Dalipagic giocatore?
Essenziale. Nella famosa partita dell’87 quando all’Arsenale segnò 70 punti contro la Virtus, ricordo che all’intervallo ne aveva già fatti 46 ma io non me ne ero accorto perché faceva tutto con grande naturalezza, semplicità. Sulla panchina della Virtus c’era Gamba, noto per essere un grande difensivista: lui se ne accorse eccome, perché Praja lo fece impazzire. Gli fece uscire per falli almeno cinque giocatori.
Dalipagic fu protagonista anche di una serie playoff con Varese, nella stagione 1980/81: ricorda?
E chi se la scorda quella stagione? I nostri stranieri erano Praja e l’americano Spencer Haywood e i due non si sopportavano, o meglio: Dalipagic non sopportava Haywood.
Perché?
Due concezioni del basket troppo diverse: l’americano per Natale e le feste comandate andava a casa, mentre Praja non accettava l’idea che il palazzetto fosse chiuso e si faceva dare le chiavi dal custode per andare a tirare con il figlio che gli passava la palla.
Quei playoff?
Quarti di finale contro la Turisanda, che era una signora squadra. Nella gara d’andata all’Arsenale lui si fece male subito e non giocò più, alla fine vinse Varese. Per il ritorno a Masnago, Praja aveva un gesso che gli immobilizzava la caviglia: non poteva nemmeno camminare.
E invece?
Invece, poco prima del riscaldamento chiamò il massaggiatore: “Gianni, vieni qua e togli gesso che devo giocare”. E con una fasciatura, giocò: nel primo tempo segnò 30 punti, poi non riusciva più a muovere la gamba e non fece più nulla. Per dirvi della differenza tra lui e Haywood: la sera prima di gara 1 l’americano passò la notte in giro per i night di Venezia con la fidanzata che era una famosa modella di Valentino. Tornò a casa alle quattro del mattino e il gondoliere che l’aveva accompagnato mi spifferò tutto.
Venezia, oggi.
Entusiasmo, Palaverde sempre pieno nonostante la distanza dalla città. Ma i veneziani sono fatti così, gli piace andare fuori porta a fare una bella mangiata e una bicierata: son dei torsioloni, come diciamo noi. Però la squadra di quest’anno è forte ed equilibrata.
Francesco Caielli
a.confalonieri
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