VARESE Il pesce siluro assedia il lago e distrugge i pesci autoctoni, ma dalla Provincia arriva un’idea: «L’ideale sarebbe che facessero la stessa fine dei gamberi», dice il presidente della Provincia, Dario Galli. Mentre la cooperativa dei pescatori incrocia le dita sperando in un’epidemia, al vertice di Villa Recalcati non si esclude di promuovere in qualche modo una diversa destinazione d’uso del pesce più odiato tra le specie “immigrate”: la padella. Al di là delle battute, la soluzione di mangiarsi il pinnuto intruso del lago di Varese sarebbe certamente auspicabile. Peccato ci sia qualche resistenza di non poco conto: «Il problema – osserva il presidente – è riuscire a convincere qualcuno a mangiarlo».Partiamo da un dato di fatto: il siluro è commestibile. Non solo. Gli esemplari più “piccoli”, e le virgolette sono d’obbligo visto che con il termine “piccoli” si intendono i siluri fino a 6-7 chili, altrove sono anche apprezzati se cucinati a dovere. Cercando in internet, si trova anche un sito dedicato (curioso il caso di www.grupposiluro.it) e parecchie ricette ad hoc. Detto questo, lo stesso Galli è ben consapevole che «pare non essere particolarmente gradito al palato dei varesini». Facendo un breve tour per gli uffici degli inquilini di Villa Recalcati, pere però che nessuno di loro abbia mai addentato un filetto di siluro. Presidente in primis. «No, non me l’hanno mai offerto», ammette il presidente, che sull’idea non demorde: «Mettiamo in giro la voce che è buono. Se si trova un mercato di sbocco e si convince la gente a provarlo non è detto che non possa funzionare». Da parte sua c’è in ogni caso l’intenzione di intervenire, che sia con la padella o con
metodi più drastici. «Tra carassi, gamberi, siluri e cormorani le specie alloctone stanno provocando danni enormi ai pesci più pregiati e qualcosa si dovrà fare. A breve riprenderemo tutto il discorso sul lago per la manutenzione del collettore e le chiuse del Bardello, sentiremo i tecnici anche per questo problema».«E’ una delle poche cose che non ho mai mangiato», ammette anche l’assessore all’agricoltura, caccia e pesca Bruno Specchiarelli. «So che qualcuno lo mangia, ma non incontra il gusto dei varesini. Sono soprattutto i rumeni a pescarlo, so che qualcuno andava addirittura a prenderlo nel Po, lo filettava e lo congelava». Ora, visto che il sovraffollamento degli odiati siluri sta creando grossi problemi proprio sul lago varesino, va da sé che promuoverne il prelievo qui da parte di chi invece si sposta fin sulla bassa padana per portarseli a casa, ci farebbe prendere i cosiddetti “due piccioni con una fava”. «Non possiamo pensare però di dare un incentivo ai singoli pescatori che pescano i siluri – osserva l’assessore – diventerebbe troppo oneroso e troppo poco impattante sulla popolazione che adesso è troppo numerosa». Su questo aspetto concorda con lui anche il presidente della cooperativa dei pescatori, Natale Giorgetti. La cooperativa stessa ogni anno riceve dalla Provincia un finanziamento di 10 mila euro per prelevare quanti più siluri possibile, e a malapena quei soldi bastano a coprire le spese dei pescatori per lo smaltimento. «I singoli pescatori possono fare molto poco – spiega – anche se ne prelevassero mille, ogni anno la popolazione aumenta di diverse migliaia. L’unica soluzione secondo me è una malattia di quella specie, in natura succede e con il pesce gatto lo abbiamo già visto». Francesca Manfredi
s.bartolini
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