Due roghi in pieno centro I residenti: «E’ uno di noi?»

Due roghi in pieno centro
I residenti: «E’ uno di noi?»

Due incendi a distanza di poche ore nello stesso condominio e i residenti cominciano a sospettare l’uno dell’altro. Mentre le indagini puntano all’identificazione del piromane tramite le telecamere esterne puntate su via Carrobbio, i condomini si guardano intorno. Sono stati momenti di apprensione quelli vissuti giovedì dai residenti e dai commercianti del grande complesso che si affaccia su via Carrobbio e piazza Ragazzi del ’99. Una prima volta intorno alle 8.30 del mattino, quando un forte odore di bruciato e del fumo denso hanno iniziato a salire nei locali al pian terreno.

E poi di nuovo nel primo pomeriggio, intorno alle 14.30, quando quello strano odore è ricomparso, ma più intenso e accompagnato da una nube di fumo bianco.

In entrambi i casi sono intervenuti i Vigili del Fuoco ma, se al mattino si è trattato di due fiamme spente in poco tempo, nel pomeriggio è stato necessario l’intervento di tre squadre per domare le fiamme, che hanno invaso il locale adibito alla raccolta dei rifiuti, e anche della polizia. Pochi sono infatti i dubbi sulle cause che hanno scatenato gli incendi: del liquido infiammabile, benzina, è stato versato davanti alla porta di una cantina, per due volte. In quantità minime al mattino e in abbondanza al pomeriggio.

Il piromane, sempre che di una sola persona si tratti, ha agito con determinazione e rischiando anche di essere scoperto. Il locale in questione infatti è di difficile accesso, a meno che non si possiedano delle chiavi. Quelle del cancello dei garage o delle due porte di ingresso al condominio. Per questo i residenti temono che a compiere il gesto possa essere stato qualcuno di interno.

«Ci sembra troppo strano che qualcuno possa essersi introdotto nei locali cantina, di cui per altro doveva conoscere l’esistenza – raccontano l’indomani dagli incendi – Ci sembra anche improbabile si tratti di un gesto intimidatorio nei confronti dei locali al pian terreno, ci sarebbero altri modi per colpirli, a meno che non si tratti di qualcuno che ha lavorato per loro e sa dell’esistenza di quel locale». I sospetti degli inquirenti sono rivolti invece all’esterno.

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