L’alieno sbarcato dalla sua astronave ieri mattina in piazza Repubblica si guardava attorno con uno stupore maggior di quanto lui stesso suscitasse nei varesini che gironzolavano sotto l’ombrello tra Le Corti e il parcheggio sotterraneo.
Noi terrestri siamo ormai abituati a quasi tutto. E il fatto di vedere un omino dalle sfumature verdognole e vestito in modo improbabile lasciava pensare più a un sopravvissuto della festa di Halloween che non a un’invasione marziana. Anche se l’astronave posteggiata con cura (e con tagliando della sosta bene in vista) qualche dubbio poteva suggerirlo.
L’attenzione dell’extraterrestre – che peraltro parlava benissimo italiano, pure con una leggera inflessione bresciana – era attratta dal solito ingorgo in via San Pedrino e dai muri scrostati dell’ex caserma Garibaldi. Sul suo pianeta sono soliti documentarsi con cura prima di scendere su altri corpi celesti e conosceva la storia patria assai meglio di molti nostri connazionali. Sapeva ad esempio che in questi giorni ricorre il centenario della prima guerra mondiale ed era convinto che quel rudere fosse rimasto lì a imperitura memoria degli orrori dei macelli in divisa.
Era un tipo affabile e ha attaccato subito bottone con gli astanti. «Quel caseggiato lo state restaurando per farne un monumento?» ha chiesto quasi fosse una domanda retorica. Quando ha scoperto che invece ci stiamo preparando ad abbatterlo perché pericolante, è rimasto un po’ perplesso. Poi ha tirato fuori quella che a noi terrestri è sembrata una macchina fotografica (…)
(…) di fantascientifica generazione e ha cominciato a scattare istantanee. «Che fortuna essere arrivato oggi, fra qualche giorno qui non ci sarebbe stato più nulla…». E noi a spiegargli che i ritmi da queste parti sono un po’ diversi, che il Comune aveva acquistato l’immobile sette anni fa e che da allora parole e progetti tanti, di picconi neppure l’ombra.
Non solo: nel frattempo i muri sono diventati sempre più precari, costringendo alla chiusura per motivi di sicurezza la via che costeggia il caseggiato. Ecco spiegato il perché dell’ingorgo di auto su quella strada in salita.
Non ci voleva credere. «Sette anni? Ma gli amministratori cosa fanno?». Abbiamo sentito allora il dovere di specificare che al capezzale della ex caserma si sono avvicendati diversi sindaci e assessori. E che l’ultimo di questi, tale Carlo Baroni, era stato appena cacciato dalla giunta. «Perché non ha saputo gestire il problema?». Non è stato facile spiegargli che il responsabile dei Lavori Pubblici è stato sanzionato con il cartellino rosso perché il suo partito, il Nuovo Centro Destra, in Provincia aveva contribuito a far vincere il candidato del centro sinistra e questo agli alleati di giunta non è andato giù. Al suo posto (pare) entrerà nella stanza dei bottoni l’ingegner Mauro Morello, che alle ultime elezioni era candidato sindaco in competizione contro quello attuale e che fa parte di un partito , l’Ucd, che allora si dichiarava (ricambiato) antitetico alla visione del mondo leghista.
L’alieno ha cominciato a guardarci con occhi sempre più sgranati.
Quando gli abbiamo detto che però non è detta l’ultima parola e che Ncd potrebbe rientrare di nuovo in pista grazie a un gioco di prestigio organizzato da Maroni, Maria Stella Gelmini (Forza Italia) e Alessandro Colucci (Ncd), un maneggio che potrebbe anche avere come obiettivo finale quello di scavare un po’ di terra sotto i piedi al rampante Salvini, allora è trasecolato.
«Ma intanto la caserma?» ha poi domandato incuriosito. Quella aspetta – gli abbiamo spiegato – proprio come ha fatto negli ultimi sette anni. «E i cittadini non dicono niente?» si è preoccupato l’omino verde. Per il momento no. Alle prossime elezioni vedremo. Si erano illusi che il teatrino della politica avesse chiuso definitivamente il sipario con la Prima Repubblica. Hanno scoperto che non solo è funzionante, ma mette in scena le stesse rappresentazioni e con attori molto meno preparati.
Ci ha lasciato una specie di ametista che sul suo pianeta dicono porti molta fortuna. «Ne avete bisogno» ha detto prima di chiudere il portellone dell’astronave e decollare verso un altro mondo. Dove i politici sono al servizio dei cittadini e non degli interessi di bottega.













