– Shopping natalizio all’insegna del cosiddetto pensierino, ma non si è rinunciato a far trovare sotto l’albero il classico pacchettino di Natale.
Nonostante Codacons abbia evidenziato una riduzione generalizzata dei consumi del -5% rispetto allo scorso anno, secondo cui i consumi legati al Natale (addobbi, regali, alimentari, viaggi, ristorazione, ecc.) si sono fermati quest’anno a quota 9,8 miliardi, i commercianti varesini si dicono soddisfatti.
«Gli acquisti importanti sono stati scarsi – spiega , referente Ascom Varese – la tendenza è stata quella di fare regalini, riducendo quindi la spesa per ogni pensiero, ma senza diminuirne la quantità. Possiamo quindi dire che c’è stata una leggera flessione, ma lo shopping ha tenuto bene».
Anche se i conti esatti si tireranno solo a fine dicembre, si respira un moderato ottimismo in tutti i settori. I settori trainanti sembrano essere stati quello degli alimentari, dei giocattoli e degli articoli hi-tech che hanno tenuto il passo rispetto ai consumi degli anni passati.
«Certo – commentano i commercianti del centro città – con lo shopping natalizio non risolviamo il problema degli incassi di un intero anno che di certo non è stato da record, ma la gente ha acquistato».
I negozi che hanno lavorato maggiormente, secondo Parravicini, sono quelli che «negli anni, hanno saputo diversificare l’offerta proponendo comunque prodotti di buona qualità all’interno di una fascia di prezzo accessibile a molti è che va dai 50 a un massimo di 500 euro». E sono in molti tra i negozianti del centro a sostenere che non sono stati solo i centri commerciali a attirare le masse. «Ci sono molti varesini che amano ancora fare acquisti a Natale circondati dall’atmosfera tipica di questo periodo dell’anno, fatta di intrattenimento a tema, illuminazioni ad hoc e pacchetti confezionati che riportano il nome di note boutique varesine. Non possiamo ancora parlare di controtendenza, ma ci siamo difesi molto bene con le vendite natalizie».
Se da un lato il commercio cittadino prova a voltare pagina, come si diceva soprattutto nelle vie più centrali, dall’altro settori come l’abbigliamento hanno visto cambiare il contenuto dei pacchetti: si comprano più oggetti di modesta entità – accessori come guanti e cappelli sono tornati di grande attualità – magari rimandando l’acquisto importante come il piumino o il cappotto di una settimana, visto che il 3 gennaio partiranno i saldi. Ma anche nei settori calzature e abbigliamento va fatta una distinzione: quelli dedicati alla moda giovane hanno tenuto “botta”. A far trovare sotto l’albero di Natale la felpa, la sniker, la t-shirt o il paio di jeans per figli e nipoti non si è rinunciato.
«I miei tre negozi di calzature e abbigliamento hanno lavorato bene – commenta, nota commerciante del centro storico di Varese – Genitori, nonni e zii non hanno atteso l’inizio dei saldi per fare compere per figli e nipoti. Si parla ovviamente di capi che hanno un costo che varia dai 35 ai 150 euro. Sono le mamme e i papà che, se devono comprare qualcosa per stessi, attendono il 3 gennaio».
Una delle formule più gettonate quest’anno è stata la carta prepagata. «Per evitare poi di dover cambiare il capo di abbigliamento o la scarpa – continua Rosa – molte persone hanno optato per regalare una sorta di buono da spendere all’interno dei tre negozi: non avendo scadenza, il ragazzo o la ragazza possono venire quando vogliono a scegliere ciò che più li aggrada».













