È un pareggio. Ma sembra che abbiano vinto tutti

Elezioni provinciali: otto consiglieri a testa. Mister preferenze il leghista Longhin

Astuti esulta: «Maggioranza riconfermata. Avanti così». Caianiello puntualizza: «I numeri dicono che queste elezioni le ha vinte il centrodestra». Le reazioni politiche il giorno dopo la “nottata” elettorale di Villa Recalcati per il rinnovo del Consiglio provinciale, terminata con un pareggio otto a otto tra i due schieramenti di centrosinistra e centrodestra, che consentirà al presidente in carica di di far pendere l’ago della bilancia dalla parte della maggioranza che lo ha eletto due anni fa. Come capita spesso, l’interpretazione del risultato elettorale divide gli schieramenti.

«Abbiamo riconfermato la maggioranza – esulta Samuele Astuti, segretario provinciale del Pd – il risultato per la lista “Civici e Democratici” è positivo e premia un modo di amministrare che, a prescindere dal colore politico, mette al centro l’attenzione per il territorio e la centralità delle comunità. La squadra di amministratori proposta dà rappresentanza dell’intero territorio provinciale: ora sarà compito del Consiglio provinciale rafforzare sempre più la rete di amministratori che puntino a un ridisegno complessivo del nuovo ente con la costruzione delle aree omogenee, ambito ottimale di gestione di servizi sovracomunali, alla luce di quello che sarà l’esito del referendum costituzionale».

Ma per Nino Caianiello, dirigente provinciale di Forza Italia, la lettura è un’altra: «È il centrodestra ad aver vinto le elezioni provinciali» spiega, numeri alla mano, visto che sommando i voti ponderati delle due liste di centrosinistra e quelli delle tre liste di centrodestra, il risultato dà 42mila e 633 contro 41mila e 920 per la coalizione di centrodestra. «I tre eletti di Forza Italia sono stati confermati sfiorando il quarto, e se avessimo fatto una lista unica con , se non addirittura un listone unico, avremmo avuto dai nove ai dieci consiglieri provinciali – l’analisi del voto di Nino Caianiello – la presenza di autolesionisti di centrodestra nelle file di Esperienza Civica ha ridimensionato i numeri di una vittoria ancora più eclatante del centrodestra, ma a conti fatti le uniche novità sono rappresentate dal fatto che il Pd perde un consigliere e la Lega ne guadagna uno a testimonianza della crescita del centrodestra in provincia di Varese». Il ragionamento di Caianiello è semplice: con Civici e Democratici che scende da sette a sei consiglieri, la maggioranza arriva a otto riconfermando Magrini e “acquisendo” il consigliere ex Udc che due anni fa era in opposizione. Anche il capolista della Lega Nord Giuseppe Longhin, “mister preferenza” di questa tornata con un bottino di oltre settemila voti ponderati, intende sfatare il mito di una “Provincia a sinistra”: «Se per il Pd passare da sette consiglieri a sei è una vittoria, non fa altro che confermare tutte le mie precedenti considerazioni sul fatto che questa amministrazione non sa far di conto, vedi bilanci e decreti ingiuntivi ricevuti. Tanto più che i voti di Tamborini e Banfi alla lista Esperienza Civica di sinistra certo non sono, ma anche che la non riconferma dell’inventrice del “buco” di bilancio in Provincia, la consigliera Laura Cavalotti, è da leggere come un altro segnale di poca credibilità di questa amministrazione». Il vicepresidente uscente Giorgio Ginelli, rieletto con “Insieme per una Provincia civica”, aveva chiesto discontinuità: «Il dato è che noi ci siamo, anche se qualcuno ci dava per spacciati, con un risultato che ci permette di pensare ad un progetto politico provinciale con le gambe e la testa nel centrodestra. E un segnale c’è stato, se due anni fa Vincenzi aveva una maggioranza di 10 a 7, mentre oggi è risicata e il presidente governerà con il suo voto, una circostanza che gli creerà problemi. Evidentemente non ha saputo mantenere i programmi e le attese».