VARESE I varesini sono più poveri, tanto che sempre più spesso ci rimettono la casa. Lo dicono chiaro e tondo i pignoramenti aumentati a dismisura non solo nel 2010 ma anche nel primo semestre dell’anno. Da quanto risulta agli operatori del settore tra il capoluogo e la provincia le persone che si sono trovate con la casa pignorata sono il 20% in più dell’anno scorso, con picchi che arrivano al 35% per gli appartamenti di taglio medio-piccolo. Effetto della crisi economica degli ultimi anni.Il meccanismo è sempre lo stesso. Per comprarsi casa la gente accende un mutuo, perde il lavoro e non ne trova un altro o ne trova solo di temporanei e mal pagati, ne consegue che non arriva a fine mese tra le spese che deve sostenere, e infine, di conseguenza, non riesce più a pagare le rate del mutuo. A quel punto scatta l’azione forzata della banca. D’altra parte i canoni d’affitto tendono a incidere sempre di più sui redditi: secondo le stime su un reddito di 30 mila euro annui incide in media tra il 36 e il 53 per cento. «È proprio così», conferma Isabella Tafuro, presidente Fiaip (federazione italiana agenti immobiliari professionali), «anche in provincia di Varese il numero di transazioni si è decisamente ridotto dal punto di vista delle vendite e il numero dei pignoramenti è aumentato parecchio. Si è toccato il 35% in più del 2010, una situazione davvero pesante». Un peso
che prima di tutto grava sui redditi bassi. «Le famiglie che vivono con stipendi medio-bassi sono in ginocchio. Sono quelle che più spesso risentono della perdita del posto di lavoro e a quel punto non riescono a sostenere le rate del mutuo». Se infatti i giovani sono quelli più colpiti sul fronte lavorativo, per quanto riguarda i pignoramenti stanno peggio le famiglie, dove magari con uno stipendio si fa fronte alle spese e al mantenimento dei figli.Dall’altra parte però non stanno aumentando gli affitti come sarebbe logico pensare. «Sono aumentati solo nei centri storici – continua Tafuro – ma sul resto del territorio sono stabili e tendenti al ribasso. Le richieste invece sono sostanzialmente stabili». Eppure, la casa pignorata deve essere lasciata, perché in alternativa c’è lo sgombero forzato. «Anche l’affitto però deve essere sostenibile con il reddito disponibile, altrimenti finisce in contenzioso nel giro di pochissimi mesi. Da noi la famiglia è ancora un valore forte, penso che spesso chi subisce il pignoramento possa contare sull’ospitalità dei familiari». Che le richieste di affitto siano stabili a fronte di un netto aumento delle case pignorate è un dato confermato anche da Tecnocasa. «I pignoramenti – dice Christian Cerchiaro – sono tra il 15 e il 20 per cento in più dell’anno scorso e in molti casi riguardano appartamenti di taglio medio-piccolo. Gli affitti però restano stabili: appena si chiede qualcosa in più la gente si tira indietro». Francesca Manfredi
s.bartolini
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