Linkedin, a chi serve e perché. t, professore associato di Economia e Gestione delle imprese all’univerità Liuc “Carlo Cattaneo” di Castellanza e presidente del Socialing Institute non ha dubbi nel sostenere l’importanza di questo strumento social nella domanda e offerta di lavoro.
«È irrinunciabile» dichiara. Vale per le aziende, per le persone alla ricerca di un’occupazione, ma anche per le università, gli Ordini, le associazioni di categoria, le istituzioni. Professioni e competenze passano, insomma, da qui.
Nel 2015 sono state connesse, nel mondo, due miliardi e 800milioni persone, con una media di due apparecchi ciascuno (fonte Google Italia) e nel 2020 «saranno cinque miliardi di persone con una media di quattro apparecchi collegati simultaneamente (telefono, tablet, pc, orologio per notifiche)», riporta il professore Farinet per aggiungere che: «In Europa mancherà il 70% delle persone in grado di gestire questo fenomeno in infrastrutture, tecnologia e contenuti».
Non è allora un caso se alla Liuc, quest’anno, si chiuderà il primo percorso di laurea Triennale in Comunicazione, Marketing e New media. Sono 400 milioni di persone iscritte a LinkedIn, più di sette milioni in Italia (soltanto tre anni fa erano due milioni), dunque l’importanza dell’utilizzo dello strumento sta nei numeri. Ma non solo.
Per esempio, pensando a un esordio nel mondo del lavoro: «Mediante LinkedIn posso inserire il mio curriculum vitae e chi è in contatto con me può confermare le mie competenze, come una sorta di tripadvisor che attesta la veridicità di quanto sto dichiarando», spiega il docente.
«Si tratta di un curriculum vitae dinamico, con persone esterne che dicono se è vero o no quello che ho scritto, che rimarcano la mia professionalità, che mi accreditano. Ci possono essere lettere di raccomandazione, referenze. È possibile, inoltre, aderire a un gruppo e segnalare news, eventi, condividendo, in tal modo, la notizia (c’è chi dice rendendola virale) che inserisco nel mio profilo». L’informazione viaggia, così, su una rete sempre più ampia. Ma LinkedIn è anche «scambio di know how, approfondimenti».
Iscriversi a questo social conviene, tanto più se si è in cerca di una determinata figura professionale dato che il motore che muove LinkedIn è talmente potente da mettere in movimento una selezione immediata tra i numerosi candidati in lizza. Quasi fosse un “ufficio di collocamento”, dinnanzi a un’inserzione di domanda di lavoro, ecco partire una selezione del personale tra le persone iscritte.
«È il mezzo migliore per trovare la persona giusta», sostiene il professor Farinet. E poi c’è LinkedIn a pagamento, se si vuole che il proprio profilo spicchi tra i tanti e appaia tra i primi.












