– Vita sociale e cambio di stagione: ecco perché assieme alla riapertura delle scuole e all’arrivo dell’autunno si moltiplicano le sindromi parainfluenzali tra i bambini che affollano in questi giorni il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Del Ponte.
«Siamo sotto pressione ma riusciamo a reggere a questa prima ondata stagionale senza andare in crisi da sovraffollamento – commenta il direttore del Dipartimento materno infantile di Varese, Massimo Agosti – Stiamo lavorando a ritmi elevati, con una media di circa 35 bambini visitati ogni giorno in emergenza, ma la stragrande maggioranza torna a casa dopo la visita o dopo un breve periodo di osservazione dove, generalmente, reintegriamo loro dei liquidi con una flebo». Sì perché il principale problema delle sindromi parainfluenzali di questi giorni sono le gastroenteriti, con vomito e diarrea, accanto a quelle che colpiscono invece le alte vie respiratorie con relativi mal di gola, tosse e nasi colanti.
Da un lato il passaggio dalle calde temperature estive a quelle autunnali (con escursioni termiche anche di 13-15 gradi tra giorno e notte), mette a dura prova il fisico di grandi e piccini, ma questi ricominciano ora a frequentare nidi, asili, scuole materne e palestre. In pratica ricominciano la «vita in comunità», e questo genera in sé maggiori
occasioni di contagio. Che sono inversamente proporzionali all’età, dato che i più piccini, con la loro maggiore propensione a mettere in bocca gli oggetti, sono di fatto più esposti. E così i virus parainfluenzali di stagione, quelli che aprono la strada alla più terribile influenza (attesa come sempre tra i primi di dicembre e fine marzo), ne approfittano.
Difficoltà respiratorie, febbre e problemi digestivi sono i sintomi principali, cui far fronte tenendo eventualmente a bada temperature troppo elevate (sopra i 38°) con antipiretici e consultando il proprio pediatra di fiducia. «Il vero campanello d’allarme in questi casi, specie per i bambini più piccoli che difficilmente sanno comunicare con chiarezza i loro fastidi, sono le condizioni generali – spiega Agosti – C’è da preoccuparsi quando il bambino è soporoso o troppo abbattuto, se tende a rifiutare non solo cibo, ma anche liquidi, allora può essere necessario un intervento più incisivo per reintrodurre la giusta quantità di liquidi». Le flebo in questo senso sono una soluzione estrema: «Cerchiamo piuttosto di insegnare ai genitori ad usare i reidratanti orali, da somministrare gradualmente, durante la giornata, a piccoli sorsi o con l’aiuto di cucchiaini».
La media di 30-35 accessi a settimana per il pronto soccorso pediatrico è abbastanza elevata, «ma la situazione non è preoccupante, siamo in linea con i picchi della stagione e riusciamo a gestire la cosa con pochi ricoveri, quindi senza sovraffollare la pediatria, e con interventi brevi ma risolutivi per i nostri piccoli pazienti», assicura Agosti.













