Epifani: “Per i contratti sarà una giungla, chiedo referendum”

Roma, 25 gen. (Apcom) – E’ ancora scontro sul contratto. Dopo la rottura sulla firma dell’accordo, ora la Cgil teme la giungla nelle fabbriche dove ci saranno problemi “di difficile soluzione”. L’accordo separato senza l’ok del sindacato di Corso Italia secondo il leader, Guglielmo Epifani, porterà “a piattaforme contrattuali diverse”. Così Epifani è tornato ad attaccare il governo e a chiedere a Cisl e Uil un referendum sull’accordo. Una richiesta rispedita al mittente da Bonanni e Angeletti: una consultazione è impensabile con un accordo separato ognuno deve sentire i propri iscritti. Se la Cgil ci ripensa allora si potrà procedere ad un referendum unitario. La risposta dall’esecutivo invece è arrivata direttamente dal premier. Silvio Berluconi ha liquidato la cicenda accusando la Cgil di mantenere una posizione fossilizzata e antistorica. Da Genova, dove ha partecipato alla manifestazione per

la commemorazione del trentennale dell’uccisione da parte delle Br del sindacalista della Fiom-Cgil, Guido Rossa, Epifani ha sottolineato che: “lo scenario che paventavo e non volevo ci sarà. In tutti i luoghi di lavoro è evidente che si andrà a piattaforme contrattuali diverse, con problemi di difficile soluzione, soprattutto per le imprese”. Poi Epifani ha anche espresso l’intenzione di chiedere “formalmente a Cisl e Uil di procedere ad una discussione sui luoghi di lavoro”. “Per noi – ha detto – è una questione risolutiva, anche nel 1993 i lavoratori votarono. Non stiamo parlando di un singolo atto, ma di un architrave della costituzione delle relazioni sindacali, quando fai una costituzione innanzitutto non devi escludere nessuno e la parola definitiva ce l’hanno i lavoratori. Per noi è così”, ha detto. Ma per Bonanni ed Angeletti la richiesta è irricevibile.

Non comprendiamo proprio questa richiesta della Cgil. Il
referendum – ha detto Bonanni – ha un senso ed un valore politico
quando si tratta di accordi unitari come è accaduto nel caso
dell’accordo sul Welfare”. “Nel caso dell’accordo sul sistema
contrattuale – ha spiegato il segretario – chi ha sottoscritto
l’intesa consulterà i propri iscritti e i lavoratori. La Cisl che
ha 4 milioni e mezzo di iscritti lo farà in concomitanza con la
sua fase congressuale. Un sindacato fa, di regola, le
consultazioni sugli accordi che ha sottoscritto e non sulle
decisioni prese liberamente ed autonomamente da altri. In ogni
caso c’è ancora tempo per recuperare anche la Cgil. Ed è quello
che la Cisl auspica sinceramente. In quel caso potremo fare
insieme la consultazione come abbiamo fatto in altre circostanze
negli ultimi anni per gli accordi unitari”. Per Angeletti manca
reciprocità e la Cgil non può chieder di votare su qualcosa che
altri hanno deciso.

Epifani poi è tornato ad attaccare il governo: “nella rottura – ha ribadito – c’è innanzitutto una pesante responsabilità del governo, per dividere le organizzazioni sindacali e per far precipitare la situazione quando non c’era alcun motivo. Si sapeva che questa soluzione non avrebbe trovato il consenso della Cgil. C’è anche però una responsabilità di Confindustria”. Secca la replica di Berlusconi:

“La Cgil – ha detto il premier – è fossilizzata su posizioni antistoriche che non riesco a capire e che non fanno bene, non solo alla Cgil, ma soprattutto ai lavoratori”. Il presidente del Consiglio ha criticato inoltre la difesa della posizione della Cgil portata avanti dal Partito democratico: “L’opinione del Pd – ha detto – è assolutamente contraria alla mia”.

Ma proprio un invito a ripensarci è arrivato ieri dal ministro
ombra del Welfare del Pd, Enrico Letta. Letta parlando di
“svolta” in merito all’accordo Letta ha detto di non credere che
ci siano motivazioni politiche dietro la scelta della Cgil di non
firmare l’accordo: il sindacato, ha spiegato, “aveva espresso
critiche già nelle settimane e nei mesi scorsi. Mi auguro che il
confronto resti aperto e porti tutti i sindacati a convergere”.

Cep

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