Famiglie in crisi nera Tante chiedono aiuto

Famiglie in crisi nera Tante chiedono aiuto

VARESE Nell’ultimo anno sono aumentate del 20% le richieste di aiuto soddisfatte dall’associazione Banco di solidarietà Nonsolopane di Varese che per rispondere meglio ai crescenti bisogni della fascia più debole della popolazione, ha fatto ricorso alla tecnologia e a un’organizzazione aziendale. Nasce così il nuovo progetto «Condividi il bisogno, condividi la vita – Adotta una famiglia» che prende spunto da quello lanciato per la prima volta in Italia 10 anni fa proprio dal Banco di Varese, ma si organizza in maniera più precisa e puntuale, ridimensionando a mero «controllo» il compito del magazzino.Il progetto sarà presentato ai varesini sabato, in piazza Repubblica, dove a partire dalle 10.30 e sino alle sette di sera i volontari saranno a disposizione di chiunque si mostri interessato a partecipare o a saperne di più.Tutto nasce dalla constatazione che dopo anni di sostanziale stabilità, con una crescita costante ma contenuta delle richieste di aiuto, nell’ultimo anno, quello della crisi, le persone assistite da Nonsolopane sono diventate 2295, vale a dire 409 in più rispetto alla fine del 2008. Di questi quasi la metà sono residenti nel comune di Varese (il resto nel nord della provincia), e la loro crescita si deve soprattutto alle difficoltà di un numero sempre maggiore di famiglie italiane, il 54% del totale. «Le persone arrivano da noi per i motivi più disparati, per condizioni di indigenza dovute alle ragioni più disparate, e sempre più spesso per l’improvvisa perdita del lavoro

cui noi siamo in grado di offrire un aiuto immediato e temporaneo, sociale oltre che alimentare» racconta il presidente di Nonsolopane, Andrea Benzoni. E infatti quasi la metà delle persone aiutate è in età lavorativa (tra i 19 e i 50 anni) e il 36% sono bambini, o comunque ragazzi minorenni. «Il nostro è un campione molto parziale, anche se indicativo in cui le persone anziane sono poco rappresentate per una serie di ragioni, non ultimi i canali di aiuto più istituzionali e la tradizionale riservatezza delle persone anziane che preferiscono arrangiarsi con molto poco, piuttosto che chiedere», aggiunge Benzoni. Ma quando nel disagio sono coinvolte intere famiglie con bambini chiedere aiuto diventa quasi obbligatorio e il ruolo del banco Alimentare sempre più richiesto. Per questo d’ora in poi il tradizionale metodo di raccolta degli alimenti da stoccare in magazzino continuerà ma parallelamente a un sistema più preciso: in pratica per ogni famiglia «adottata» il banco compilerà una lista della spesa mensile di beni alimentari non deperibili e di prodotti per l’igiene personale e della casa. La spesa sarà suddivisa per «carichi» da 30-50 euro abbinati ciascuno a una famiglia adottante che si impegna a provvedere mensilmente consegnando l’apposito contenitore abbinato a un codice a barre identificativo. «Abbiamo già sperimentato il progetto su 50 famiglie adottate da 10 scuole – racconta il responsabile del progetto Angelo Micale – e i risultati sono stati incoraggianti». Ora si cercano famiglie generose.

s.bartolini

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