VARESE Fosse per lui, nonostante radiomercato lo metta tra quelli che potrebbero cambiare aria, Giuseppe Figliomeni rigiocherebbe Varese-Bari anche subito. Col gol dello 0-1 sul groppone, lo stopper biancorosso è smanioso di vendicare il passaggio a vuoto di sabato. La prima chance a disposizione è dopodomani a Crotone, dove lui, calabrese reggino, è nato e cresciuto col la palla tra i piedi.
Figliomeni, che Varese c’è da aspettarsi a Crotone?
Una squadra che giochi alla grande. Non parlo del risultato, parlo del bisogno di rifarci verso noi stessi e verso i tifosi.
Per lei, calabrese, ci sono significati doppi?
Sì, sono cresciuto nel vivaio del Crotone, ci ho vissuto quattro stagioni. Ma non ci penso troppo: penso che sia la prima occasione buona per me e per la squadra per riscattare il ko col Bari di sabato.
Che cosa vi aspetta a Crotone?
Quantomeno, del filo da torcere. Quando ci giocavo e vincemmo i playoff per la B, non perdemmo in casa per un anno e mezzo.
Quali armi ha il Varese da mettere sul campo?
Personalità e spirito di sacrificio, cioè quel che questo Varese sa dare nelle sue migliori giornate. Ci stiamo lavorando apposta in questi giorni: mettiamolo in pratica.
E perché quella partita col Bari?
Lunedì, tornando ad allenarci, ci siamo guardati dritti negli occhi e abbiamo parlato a lungo. Eravamo ancora nervosi, ci siamo rimasti malissimo per come è andata sabato. Ci siamo detti “basta partite del genere”, la prestazione deve comunque esserci.
Sul piano personale, che cosa pensa del match che ha giocato?
La mia peggior partita da quando sono al Varese. E proprio quando il mister aveva puntato su di me senza essere legato all’emergenza in difesa. Mi spiace non aver ripagato la sua fiducia e dovrò lavorare ancora più duramente per riguadagnarmela.
Che cosa sta dando Maran a questa squadra?
Sicurezza nei propri mezzi, cioè quel che avevamo smarrito ad inizio stagione. Maran è uno di carattere, è riuscito a convincerci che abbiamo le nostre potenzialità.
Ma la parola playoff è così impronunciabile?
No, ma prima bisogna mettere insieme più punti possibile. Non è una frase fatta, è così. Poi, che cosa significherà in termini di ambizioni lo vedremo.
Che cosa serve per essere davvero da playoff?
Dobbiamo tornare padroni del Franco Ossola. Deve scattare quella molla che ci faceva essere, l’anno scorso, imbattibili a Masnago.
Che spiegazione vi date?
Più che altro – quattro sconfitte in casa – è un dato di fatto con cui fare i conti. Forse la sconfitta col Sassuolo, la prima dopo tre anni, ha creato un blocco psicologico.
La vuole la Nocerina: che cos’è Varese per lei?
Una scelta felicissima, un club e un ambiente cui mi sono legato. Giocare di più con questa maglia per me significa ripagare la fiducia che hanno avuto in me Luca Sogliano l’anno scorso, che mi ha voluto, e Milanese, che quest’estate mi ha riconfermato. E non solo.
Cioè?
Cristiano (Sole) era un mio amico. Sabato contro il Bari avrei voluto giocare una partita completamente diversa: avrei voluto farlo per lui, era un tifoso speciale.
Luca Ielmini
a.confalonieri
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