Finge di essere incinta e raggira un’anziana

VARESE Ha finto di essere una donna incinta vittima di un incidente. Solo che l’incidente non era mai avvenuto, lei non era incinta e la presunta colpevole del sinistro era invece la vittima designata di un’abile truffa.

In piena estate, con meno gente in città, è più facile che le trappole dei truffatori scattino a tenaglia sui cittadini ignari. Un fatto spiacevole (è un eufemismo) che è successo, pochi giorni fa, giovedì per l’esattezza, alla signora Dina, che è finita vittima di uno di quei raggiri studiati per estorcere denaro.

Questi i fatti, avvenuti tra le 11 e le 12.45. Dopo una mattinata di commissioni in città ed una breve soste in viale Aguggiari, alla chiesa Kolbe, si dirige verso viale Belforte, dove abita. «Appena parcheggio, una donna, sui 35-40 anni, apre la portiera del passeggero e sale in macchina, accusandomi di averla urtata e ferita durante una manovra con l’auto in viale Aguggiari». La donna, bionda un po’ in carne e con un vago accento meridionale, stando alla descrizione, mostra la mano graffiata come prova. Riesce a convincere l’anziana 85enne della sua versione

e si fa riaccompagnare verso il luogo del presunto incidente, dove ad attenderle ci sarebbe una testimone. Tra una cosa e l’altra, con una scusa, si fermano a metà strada, lungo viale Valganna all’altezza con viale ippodromo, in un parcheggio. Lì la recita va avanti con una telefonata da parte della truffatrice ad un complice, che viene fatto passare per un agente assicurativo. Il quale, parlando poi con la vittima del raggiro, arriva a consigliarle di dare un risarcimento in contanti senza firme all’incidentata, per evitare possibili risvolti penali. Risarcimento che è di 4.600 euro.

«Io, forse il cervello in quel momento era diventato acqua, sono andata in banca, ho prelevato i soldi e li ho dati alla ladra che nel frattempo mi aveva atteso in auto.

Un unico lampo si è acceso nella mia mente quando la signora, che si era dichiarata pediatra al San Carlo di Milano, mi ha detto: “Se le farebbe così, sbaglierebbe”. Non l’ho corretta perché temevo di umiliarla.

Cosa dire di una povera nonna che oggi sta male, non tanto per i soldi, quanto per la vigliaccheria di certa gente?» commenta la signora Dina, che vuole denunciare apertamente il fatto per evitare che altre persone cadano in questa truffa.

Marco Tavazzi

e.marletta

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