Finire in galera per un medicinale. L’omicidio stradale tra luci ed ombre

La nuova norma - Basta un arto rotto ed essere sotto effetto di antidolorifico e si rischia il peggio

Omicidio stradale: la legge c’è, il dibattito pure. L’hanno già ribattezzata la “legge imperfetta” perchè, per certi aspetti, rappresenta una spada di Damocle sulle testa di ogni automobilista. Basta dare un’occhiata alle aggravanti che prevede: causare lesioni gravi a qualcuno (più di 40 giorni di prognosi, e per arrivarci basta un braccio rotto) attraversando un incrocio un secondo dopo che è scattato il rosso, oppure superando in prossimità delle strisce pedonali, oppure sotto l’effetto di un antidolorifico per il mal di denti o di un farmaco per la cura della depressione, può costare una condanna sino a cinque anni di carcere e la revoca della patente per un periodo altrettanto lungo (nei casi più gravi si può arrivare a una revoca sino a 30 anni). La stima è presto fatta: ogni giorno in Italia, sulla scorta della stima dei dati nazionali sugli incidenti, 60 persone rischiano di finire in carcere e di restarci. La legge è stata fortemente voluta dai familiari delle troppe vittime di incidenti stradali particolari. Pirati in fuga, gente ubriaca che imbocca l’autostrada in contromano o fa lo slalom sui marciapiedi. Ma la madre di famiglia che, da sobria, brucia il rosso perchè dopo aver portato il bambino a scuola deve andare al lavoro e urta con lo specchietto un pedone? Oppure l’automobilista che

supera il limite di velocità di 20 chilometri orari, si scontra con un pazzo che viaggia a 150 all’ora, lo ferisce, perchè in sede di concorso di colpa dovrebbe rischiare il carcere e di non poter più rivedere la patente per anni?«Legge necessaria – dice , avvocato del foro di Varese – Ricordo anni fa, quando ho iniziato. La pena per chi causava un incidente stradale mortale era estremamente mite e commutabile in una sanzione pecuniaria. Non dimenticherò mai i volti dei familiari delle vittime. Io credo che, così come è accaduto per il fenomeno della guida in stato d’ebbrezza che oggi sta decrescendo, anche in questo caso la norma potrà agire come strumento preventivo»., avvocatessa varesina e membro del consiglio dell’Ordine, punta sul dolo eventuale: «È noto a tutti che guidare in determinate condizioni aumenta la possibilità di causare gravi incidenti. Credo possa essere un ottimo deterrente»., veterano del foro varesino e non, esprime invece dissenso: «Gli strumenti normativi c’erano già, qui si è trattato di stabilire se avere o meno fiducia nel sistema giudiziario. Trovo assurdo che chi urta con lo specchietto un pedone che ha appena messo piede sulle strisce rischi il carcere o la sospensione per anni della patente». Ultima nota: perchè varare la norma sull’omicidio stradale e contemporaneamente depenalizzare la guida senza patente?