Fritture misurate al centimetro Così si tutela il pescato

Fritture misurate al centimetro Così si tutela il pescato

ROMA – Non basteranno più padelle e condimenti vari: per preparare piatti di pesce infatti bisognerà dotarsi anche di un metro. Ironie a parte, l’Italia, d’intesa con l’Unione Europea, ha stabilito le misure minime per la vendita del pescato: una mossa necessaria per evitare il progressivo depauperamento del Mediterraneo, causato, oltre che dall’inquinamento, anche dalla pesca indiscriminata di pesci anche minuscoli i quali, non potendosi sviluppare completamente, non arrivano neppure a quell’età riproduttiva che garantisce la sopravvivenza delle specie.Così ecco che è stata fissata una tabella rigorosa che, pur facendo sorridere, garantirà una minore spoliazione delle risorse naturali. Si scopre quindi che un’anguilla,  per finire sulle nostre tavole, non potrà essere inferiore a 25 centimetri. Il limite per le acciughe è 9 cm, mentre per il pesce spada la “tolleranza” si spinge a

non meno di 140 cm. Per chi è ghiotto di cernie, si rassegni a non mangiare esemplari inferiori ai 45 cm, mentre il limite scende a 20 per mormore, naselli e orate.Limiti anche per i molluschi bivalvi: i cannolicchi non potranno essere lunghi meno di 8 centimetri, mentre le cozze non potranno scendere sotto i 5. Le ostriche dovranno essere superiori ai 6 cm, le capesante ai 10. “Minilimiti” anche per telline (2,5 cm) e vongole (2cm).Righello indispensabile pure per misurare il corpo dei crostacei: 10,5 cm per gli astici, 2 cm per gli scampi, 9 cm per le aragoste (i limiti dalgono se si considera l’intera lunghezza dell’animale, ovvero chele incluse).Ma per mettersi a pranzo sarà quindi necessario ricorrere al metro? Assolutamente no: ovviamente i controlli dovranno essere effettuati da pescatori e pescherie.

p.batte

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