Frontalieri, Bossi e Maroni in pressing “Tremonti fa quello che diciamo noi”

Frontalieri, Bossi e Maroni in pressing “Tremonti fa quello che diciamo noi”

VARESE «Tremonti? Fa quello che gli diciamo. E la Svizzera uscirà dalla black list». Un successo, stando dalle dichiarazioni dei protagonisti, il vertice di ieri sera a Varese sulla vicenda dei frontalieri italiani e più in generale sui rapporti tesi tra Confederazione Elvetica e governo italiano. Rapporti incrinatisi a causa della politica fiscale portata avanti, dallo scudo fiscale in poi, dal ministro all’Economia Giulio Tremonti. E proprio lui è al centro della questione: l’obiettivo è convincerlo a togliere la Svizzera dalla black list dei paradisi fiscali, in modo da rillacciare i rapporti e difendere così i frontalieri. Su questo il leader della Lega Umberto Bossi è intervenuto deciso e duro. «Tremonti lo invitiamo a Varese o a Lugano a prendersi una birra – ha detto prima di entrare a Villa Recalcati, sede della provincia di Varese – E anche a cena. Così lo convinciamo a togliere la Svizzera dalla black list». All’uscita, il Senatùr, con il sorriso sulle labbra, canta vittoria: «Abbiamo telefonato a Tremonti, lo ha chiamato Maroni. E lui si è detto disponibile all’incontro. È giusto così, bisogna riallacciare i rapporti tra due popoli amici, che non devono affatto essere rovinati dalle beghe romane». Sul piatto c’è la questione della black list dei Paesi considerati paradisi fiscali, dove ad oggi risulta anche la Svizzera, per volere di Tremonti. Una caratterizzazione che non va a genio agli svizzeri, soprattutto ai ticinesi, visto che danneggia la loro piazza finanziaria. Da qui, passando per lo scudo fiscale dell’anno scorso, i rapporti tra i due Stati sono andati via via degenerando, fino ad arrivare appunto alla “ritorsione” da parte ticinese, dopo la vittoria alle elezioni cantonali della Lega dei ticinesi, del congelamento della metà dei ristorni dei frontalieri. «I ristorni non devono essere bloccati –

dice ancora il Senatùr – i fondi devono andare ai nostri comuni altrimenti perdiamo troppi voti. Ne abbiamo già persi troppi nei comuni di confine». Nei prossimi giorni verrà predisposto l’incontro. La data è ancora da decidere. «La decideranno i ticinesi» si lascia andare Bossi, con un battuta che simboleggia però il fatto che i problemi tra le nostre province e il Canton Ticino sono entrati, ieri, di diritto nell’agenda nazionale. «Dobbiamo trovare una soluzione perché siamo due popoli amici – ha detto il ministro Maroni – quindi ci dobbiamo muovere in fretta, non con i tempi della burocrazia romana. Stiamo lavorando per trovare le migliori soluzioni». Prima del tavolo, dovrà essere realizzato un documento d’intesa che sarà quindi sottoposto a Tremonti. A redigerlo sono stati incaricati, per le due parti, il presidente della Provincia di Varese Dario Galli (che sempre ieri ha avuto un incontro parallelo con le autorità ticinesi, a Bellinzona, dove ha incontrato il consigliere di Stato Marco Borradori) e il consigliere di Stato del Ticino Norman Gobbi. «È emersa la volontà di collaborare per trovare una soluzione a risolvere i problemi che stanno dividendo le nostre due popolazioni, che da sempre collaborano per la ricchezza reciproca» ha detto Galli. E Gobbi: «Un incontro positivo. È importante ricordare che i ristorni, prima di andare ai comuni di confine, vengono tenuti a Roma circa tre anni, per fare maturare gli interessi. Quindi, di fatto, vengono usati dal governo centrale per i propri interessi». Il presidente della commissione Bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti (leader della Lega Lombarda), noto per il suo assiduo silenzio stampa, si lascia andare a una dichiarazione positiva sul vertice: «Vento favonico da Nord». In poche parole, l’asse leghista transfrontaliero ha messo Tremonti con le spalle al muro. Marco Tavazzi

s.bartolini

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