Furti a Luino, rapine in Ticino Presi i frontalieri del crimine

Furti a Luino, rapine in Ticino
Presi i frontalieri del crimine

Furti in Italia, rapine in Svizzera: presi tre pendolari del crimine. «Veri professionisti che non avrebbero esitato a commettere in futuro altre rapine sul territorio italiano» spiegano dalla questura. I tre hanno tra i 36 e i 27 anni, sono tutti di Luino. Il ventisettenne era stato arrestato nel luglio scorso dopo l’ennesimo furto ai danni di un bar, precisamente il bar Marconi di Luino. Il ragazzo è noto in zona come Mister Slot Machine: sono infatti almeno cinque i furti ai danni di locali del luinese che l’autorità giudiziaria gli contesta. Il giovane pare abbia una vera passione per le macchinette che era abilissimo nello scassinare.

L’ultimo furto gli è stato fatale: è stato arrestato in flagranza di reato. Si era nascosto nel bagno del bar Marconi sperando di riuscire a sfuggire all’arresto. Ma l’orizzonte criminale dei tre si è rivelato essere molto più ampio. A svelarlo è la rapida quanto efficace indagine della squadra mobile della polizia di Stato di Varese coordinata dal pubblico ministero . Al centro dell’inchiesta due rapine messo a segno in Svizzera. La prima messa a segno il 13 febbraio scorso a Ponte Cremenaga al Piccadilly, una stazione di servizio poco dopo il confine con l’Italia. Intorno alle 20 un commando composto da due uomini, di cui uno armato di pistola, entra in azione.

Di loro si avrà una descrizione precisa anche grazie ai fotogrammi ripresi dalle telecamere di video sorveglianza: alti circa un metro e settanta con felpa di colore scuro e pantaloni scuri. Dopo il colpo i due corrono verso il confine di Stato per poi salire a bordo di un veicolo dove un complice li attende. La seconda rapina, stavolta solo tentata, è stata messa a segno tre giorni dopo intorno 19 sempre ai danni dello stesso esercizio commerciale da parte di due uomini, con le stesse caratteristiche fisiche.

Identico il copione: in due entrano al Piccadilly, poi fuggono a piedi verso il confine. Scattano le indagini delle forze dell’ordine italiane e svizzere. Indagini che hanno avuto una svolta grazie al controllo sui varchi d’accesso al territorio elvetico: gli investigatori della Mobile di Varese hanno individuato l’autovettura utilizzata dai malviventi per la fuga, macchina risultata “pulita” e di proprietà di uno degli stessi.

A quel punto sono partite le perquisizioni personali e domiciliari a carico del proprietario del veicolo e dei due sospetti complici nella zona. Perquisizioni che hanno portato al sequestro di capi d’abbigliamento identici a quelli che i rapinatori indossavano durante i colpi. E due dei tre arrestati sono crollati confessando tutto. Per i tre l’accusa è di rapina aggravata e tentata rapina aggravata.

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