VARESE Lei dice di no, che non è vero. Quel gattino bianco non l’ha ammazzato lei. Anzi: solo al pensiero di quel che quella povera bestiola deve aver patito le viene ancora il magone. Il sostituto procuratore Sara Arduini è però convinta che contro di lei ci sia qualcosa di più di un semplice indizio. Alla fine si è giunti comunque a un accordo salomonico.La vicenda si è conclusa ieri mattina nel tribunale di Varese davanti al giudice monocratico Anna Azzena. Una signora di 71 anni residente in città ha patteggiato un mese e 10 giorni di reclusione (la pena è stata sospesa). Doveva rispondere del reato previsto dall’articolo 544 bis del codice penale: quello che, fino al 2010, puniva «chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale» con la reclusione da tre a 18 mesi.Il fatto contestato risale al 2009. Un vicino di casa dell’anziana (che vive da sola e ha qualche problema di salute) riferisce
di aver sentito il gatto “piangere”, come se venisse maltrattato. La stessa persona racconta di aver visto il giorno dopo la signora uscire dalla propria abitazione con una borsa, e di averla seguita con lo sguardo fino al momento all’abbandono della borsa ai margini di una radura.Il vicino di casa chiamò i carabinieri che, giunti sul posto, aprirono la borsa e ci trovarono dentro un gattino morto strangolato con un pezzo di corda ancora stretto al collo. Venne appurato che il micio apparteneva la signora, che fu quindi accusata di averlo seviziato sino alla morte.L’anziana ha però sempre rigettato l’accusa: lei amava quel gatto, sostiene. Ci sarebbero anzi dei testimoni pronti a giurare di aver visto la donna cercare disperata il micio, convinta di averlo perduto. Altro che ammazzato.Ieri la chiusura della vicenda con il patteggiamento. Un patteggiamento che, ribadiscono gli avvocati Cesare Bonazzi e Nicoletta Gnocchi, sarebbe stato deciso solo per risparmiare alla loro assistita la sofferenza ulteriori di un processo.
e.romano
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