Gioconda, la rivelazione di Sgarbi “Maroni voleva portarla a Varese”

Gioconda, la rivelazione di Sgarbi “Maroni voleva portarla a Varese”

VARESE C’è chi, come il cultore di storia Graziano Ballinari, sostiene da sempre che il dipinto esposto al museo del Louvre di Parigi altro non sia che uno splendido falso.Il titolare dell’osteria «Cose d’Altri Tempi» è infatti convinto che il capolavoro originale di Leonardo Da Vinci si trovi in realtà in Val Veddasca ed altrettanto convinto è che l’autore del celebre furto della Gioconda – datato 1911 – non sia stato l’imbianchino Vincenzo Peruggia bensì Vincenzo Lancellotti, originario di Cadero Val Veddasca. Un mistero che suscita curiosità al pari di una rivelazione d’autore: quella del critico d’arte Vittorio Sgarbi che ieri, dalle colonne della Stampa, ha svelato un retroscena: «So che la voleva anche Maroni». L’oggetto è sempre la Monna Lisa, tornata nuovamente al centro dell’attualità per il diniego del Louvre a «prestarla» al museo degli Uffizi di Firenze, città dove il genio dipinse la misteriosa ed enigmatica signora tra il 1503 e il 1506.«Per avere in prestito la Gioconda bisogna offrire qualcosa in cambio – ha scandito il critico alla penna di Rocco Moliterni – Io, proprio pochi mesi fa, avevo proposto al ministro Maroni, che mi chiedeva come si potesse fare per avere temporaneamente il quadro in Italia, di prestare al Louvre i

Bronzi di Riace». Inevitabile la domanda: perché il ministro dell’Interno voleva la Gioconda? «Perché tra breve ricorre il centenario del furto. A compierlo fu Vincenzo Peruggia, imbianchino del Varesotto, e il ministro degli Interni pensava di commemorare la ricorrenza esponendo a Varese il quadro. Gli spiegai che era difficile dire ai francesi che andava a Varese. Ma visto che il ladro l’aveva portata anche a Firenze, se avessimo puntato sugli Uffizi la cosa si poteva fare».Insomma, sarebbe stato un ritorno. O, per dirla secondo gli studi di Ballinari, un «ricongiungimento». Ma tutto finì nel nulla, come racconta sempre Sgarbi al quotidiano di Torino: «Si trattava di superare, prima delle resistenze del Louvre, quelle di Scopelliti, presidente della Regione Calabria. Ci muovemmo in tandem con Mario Resca, direttore per la valorizzazione del patrimonio al ministero dei Beni Culturali. Spiegammo a Scopelliti che con gli introiti dell’esposizione dei Bronzi in Francia avrebbe potuto sistemare il museo (e non solo quello) che li ospita. Inoltre sarebbe stata una grande pubblicità per la sua regione». «Misi al corrente della cosa Maroni, che mi disse che ne avrebbe parlato nell’incontro bilaterale con Sarkozy, quando era in corso la trattativa sul problema dell’immigrazione. Poi non ne ho saputo più nulla».

s.bartolini

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