Il pacchetto di misure varato pochi giorni fa dal Governo per cercare di arginare il drammatico calo dell’occupazione nel Paese fa discutere, per i criteri e i paletti imposti per usufruire delle agevolazioni.
Ma a Varese c’è chi lancia l’allarme: «Un primo passo fondamentale, che sarà utile a molti giovani varesini – dice la responsabile dello sportello comunale dell’Informalavoro – ma non vanno dimenticati i “nuovi fantasmi”».
Il pacchetto Giovannini prevede una serie di norme che permettono di ampliare l’utilizzo di alcuni fondi europei, vincolati alle misure per l’occupazione.
I criteri per ottenere gli incentivi sono precisi: avere meno di 29 anni, o non essere diplomati, oppure avere almeno un familiare a carico. Categorie in difficoltà a cui il governo ha voluto dare la precedenza.
Ma non è tutto qui: la maggior parte dei soldi stanziati provengono da fondi europei, vincolati a obiettivi fissati da Bruxelles, che aveva previsto proprio i requisiti che hanno fatto tanto discutere. Del resto, nella Varese che cambia per la crisi economica sono in tanti ad avere i titoli previsti dal Governo per ottenere le agevolazioni.
Lo dicono i dati del Centro per l’Impiego, l’ente provinciale che si occupa, tra le altre cose, di certificare lo stato di disoccupazione, permettendo così di ottenere il sussidio.
I dati del 2012 parlano chiaro: sono poco meno di 36 mila, in tutta la provincia, le persone che si sono rivolte agli sportelli del Centro per l’Impiego per dichiarare la propria disponibilità al lavoro: il 17,3% aveva meno di venticinque anni, e il 7,9% più di cinquantacinque.
I titoli di studio contano ancora: solo il 5,3% dei disoccupati varesini è laureato, il 53,3% ha un diploma o una formazione professionale, più di un terzo, il 34,1%, ha solo la terza media.
Nel primo trimestre 2013 il trend è confermato: oltre diecimila le disponibilità al lavoro dichiarate. Disoccupati che vanno ad aggiungersi, il più delle volte, a quelli dell’anno precedente. Le donne sono il 50,89%, mentre in tutti il 2012 sono state meno del 49%. Il 30% del totale ha meno di 29 anni, come richiesto dal Governo e il 48,62% ha solo il diploma di terza media.
Una situazione vissuta in prima persona da , in prima linea nell’aiutare i cittadini senza lavoro: «Dal mio ufficio in via Como passano circa milleduecento persone all’anno e quelli con i requisiti richiesti dal Governo sono moltissimi». Ragazzi giovani, magari senza un diploma perché, sempre più spesso, abbandonano le superiori prima di finire.
Sempre più spesso per motivi economici, non per poca voglia di studiare. «Capitano casi in cui le persone a carico dei ragazzi siano i genitori, magari rimasti a casa a pochi anni dalla pensione perché l’azienda ha chiuso».
Varese, la città lombarda con il più alto tasso di disoccupazione, vede i propri cittadini ridotti in condizioni drammatiche: «Vedo tante persone costrette a vivere per strada, in macchina – dice – in più, c’è il dramma dei “nuovi fantasmi”: gente che non ha nessun tipo di ammortizzatore sociale. E a Varese sono più di quanti immaginiamo».
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