VARESE Un paio di scarpe da ginnastica slacciate e indossate a mo’ di ciabatte; i pantaloni di una vecchia tuta ormai ridotti a brandelli; una semplice maglietta a coprirgli il torso.Così ieri mattina Giovanni Basile, 45 anni, si è presentato davanti al giudice per le indagini preliminari Natalia Imarisio per l’interrogatorio di garanzia; interrogatorio a cui hanno partecipato anche il sostituto procuratore Luca Petrucci, responsabile delle indagini, e l’avvocato difensore Fulvio Dagnoni.Giovanni, che è accusato di aver ammazzato a mani nude il fratello Massimo, 39 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Così come aveva taciuto di fronte alle domande del suo legale, così non ha aperto bocca al cospetto del giudice. Tant’è vero che il suo interrogatorio, di fatto, è durato un minuto o poco più.A chi lo ha visto ieri, Basile è apparso poco presente a se stesso, disorientato, come se non riuscisse bene a capire quel che gli sta accadendo.Eppure è ben consapevole di aver massacrato il fratello picchiandogli la testa per terra, tirandogli una gragnuola di pugni sul volto e, infine, serrandogli le mani attorno alla gola. Nella caserma dei carabinieri di via Saffi, dove era stato portato subito dopo l’arresto, aveva riconosciuto di aver ucciso Massimo. Però aveva anche aggiunto di non essere affatto pentito, e di averlo fatto «per il bene
della società».Farneticazioni di una persona che verserebbe da tempo in uno stato di grave disagio psichico, e che dopo la confessione avrebbe chiesto candidamente ai militari se dopo la confessione poteva tornare a casa sua: in quella casetta a schiera in via del Riveccio 23B, a Calcinate del Pesce, che aveva visto i crescenti problemi di convivenza tra i due fratelli e che infine, nel mezzogiorno di venerdì scorso, era stato teatro dell’efferato delitto.Anche ieri, Basile ha dato un’ulteriore prova della confusione che regna dentro la sua testa.Quando gli è stato chiesto di firmare il verbale dell’interrogatorio, quello in cui si dava atto della sua volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere, lui non ha voluto prendere in mano la penna: con la sua logica di lucida follia, ha spiegato di non avere alcuna intenzione di firmare nessun contratto. Quando poi gli è stato spiegato che si trattava di un verbale, è sembrato convincersi. Ma all’ultimo istante ha fatto di nuovo marcia indietro, rifutandosi di siglare il documento.Il giudice ha quindi convalidato l’arresto e ha confermato la custodia cautelare in carcere. Per questioni di sicurezza e per essere meglio accudito, Basile è momentaneamente ricoverato nell’infermeria del carcere dei Miogni. Nei prossimi giorni verrà sottoposto a perizia psichiatrica. E sempre nei prossimi giorni verrà compiuta l’autopsia sul corpo di Massimo.
s.bartolini
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