Roma, 14 gen. (TMNews) – Beatificazione record, come previsto e richiesto a gran voce dai papa boys fin dal giorno della sua morte, per Papa Giovanni Paolo II. Il prossimo 1 maggio, quando Benedetto XVI ne proclamerà solennenemente l’elevazione agli altari, saranno passati sei anni e un mese dalla sua scomparsa. Una beatificazione sprint che ha in Madre Teresa di Calcutta, il solo precedente, in deroga alla assai più lunga tempistica dell’iter ordinario di beatificazione. Anche per Madre Teresa, beata con procedura accelerata per volontà di Giovanni Paolo II, ci vollero sei anni. Ma per qualche giorno, Karol Wojtyla la ‘supererà’ e diverrà il beato più veloce nella storia della Chiesa.
I poco meno di sei anni che hanno portato oggi alla firma finale di Benedetto XVI a fissare la data del primo maggio chiudono una pratica avviata dallo stesso Ratzinger nel giugno del 2005 quando autorizzò la deroga indispensabile per far partire il processo di beatificazione senza attendere i cinque anni dalla morte del candidato previsti dall’ordinamento canonico. Una risposta a tre mesi dal decesso di Giovanni Paolo II avvenuto il 2 Aprile 2005 e da quel coro ‘santo subito, santo subito’ che dal giorno della morte del Papa polacco a quello dei suoi funerali segnò le code e le attese della folla giunta a san Pietro dai quattro continenti per rendere a Wojtyla l’estremo saluto.
La prima fase del processo di beatifcazione è durata circa due anni: è il Marzo 2007 quando l’allora Vicario per Roma Camillo Ruini annuncia la conclusione positiva della inchiesta diocesana su vita, virtù e fama di santità condotta dal Postulatore diocesano per la causa di beatificazione della Congregazione per i Santi Padre Slawomir Oder e la pratica passa ufficialmente nella mani della Congregazione per i Santi.
Da allora, la strada che porta oggi Giovanni Paolo II agli altari è stata tutt’altro che in discesa. Sopratttuto lo scorso anno il processo aveva subìto un sensibile rallentamento. Alcune perplessità sulla diagnosi della malattia della religiosa francese Suor Marie Simon Pierre, guarita completamente dal morbo di Parkinson due mesi dopo la morte di Wojtyla, hanno richiesto un supplemento di esami specialistici allo scopo da fugare ogni dubbio sulla natura del ‘miracolo’ riconosciuto a Papa Giovanni Paolo. A dare il ‘via libera scientifico’ che ha sblocatto l’impasse è stata la commissione sanitaria della Congregazione, presieduta dal medico personale di Ratzinger, il professor Patrizio Polisca, che ha sancito che il presunto miracolo” poteva essere qualificato come guarigione scientificamente inspiegabile”.
Da quel momento le riunioni dei prelati della Congregazione si sono infittite, fino ad arrivare a una rapida conclusione: Wojtyla può essere beatificato. E, del resto le intenzioni di Benedetto XVI in proposito, benché come è ovvio mai apertamente dichiarate per non interferire nella compilazione dell’incartamento che doveva, come accaduto oggi, arrivare alla sua firma.
Red/Pol
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