Si chiamano Giulio, Eddy, Sofia e Serena. Il loro sguardo è illuminato e il sorriso sempre pronto. Sono impettiti nella loro divisa di sala, pantaloni neri, camicia bianca e cravattino. Fermi in piedi a controllare che tutto proceda per il meglio e pronti a soddisfare le richieste di chi è seduto a tavola, ma anche a intrattenere i commensali con qualche parola e qualche battuta, mai banale.
Li chiamiamo diversamente abili e spesso li lasciamo ai margini del mondo del lavoro. Lasciamo che siano le loro famiglie a occuparsene, ma qualcuno all’istituto alberghiero De Filippi ha pensato che buttandoli nella mischia, insieme agli altri, si possa scoprire che sono una risorsa grazie alla loro perseveranza e creatività.
È così che è nata lo scorso settembre Siloam l’associazione dei genitori i cui figli, con diversa abilità, frequentano, o hanno frequentato, la scuola sul colle dei Miogni.
Il sogno per tutti loro è quello di aprire un ristorante nel quale esprimere abilità diverse e speciali.
«Il nostro primo obiettivo è realizzare il ristorante che avrà come protagonisti i diversamente abili – dice , presidente dell’associazione – È indispensabile trovare il luogo giusto e sistemare lo stabile ma, per farlo, abbiamo bisogno di investitori che credano in questo progetto, pubblici e privati. Oggi i nostri ragazzi sono considerati un peso, ma sono invece ragazzi capaci di lavorare, decisi. Il nostro sogno vero è quello di abituare la gente a pensarla in maniera diversa. Dobbiamo far capire che la parola diverso non vuol dire nulla, perché sono tutti capaci. Perché diverso non vuol dire non buono».
Così è stato per la cena di presentazione del grande progetto, organizzata venerdì al De Filippi con i genitori, gli amici, le istituzioni e tutti intorno loro i ragazzi. Si sono dati un gran da fare, loro che molte scuole non hanno voluto perché diversi, loro che con un sorriso ti riempiono di gioia, loro che nella relazione sono molto più disinvolti dei coetanei e sono capaci di entrare in sintonia con chi hanno di fronte.
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