Roma, 26 ago. (Apcom) – Quella stessa lista con i nomi dei ‘finiani morbidi’ che gli avevano preparato per il vertice del Pdl, Silvio Berlusconi l`ha rispolverata per il faccia a faccia sul lago Maggiore con Umberto Bossi e lo stato maggiore leghista. I `moderati` che il Cavaliere ha avuto modo di contattare attraverso alcuni fidati emissari nelle ultime ore rappresentano la speranza sulla quale poggia la possibilità di proseguire la legislatura. Anzi, pare che nel super vertice di ieri,
il Cavaliere abbia dato a Bossi assicurazioni sulla possibilità di arrivare ad una sorta di tregua armata con lo stesso presidente della Camera e le parole pronunciate questa sera da Italo Bocchino (“Non è in programma per Mirabello l’annuncio di nessun partito, settembre sarà un mese delicato ed è bene che non ci siano scatti e strappi da parte di nessuno”) vengono lette come un importante segnale distensivo anche da parte da colui che è indicato come il capo dei ‘falchi’.
E così, dalla riunione di villa Campari è emersa una sorta di
patto `a tempo`: il senatùr uscendo ha detto “per adesso no”, non si va alle elezioni. Insomma promette al Cavaliere di abbassare i toni in vista della verifica parlamentare sui cinque punti programmatici. In cambio ottiene la promessa che l`Udc non sostituirà `strutturalmente` parte dell`attuale maggioranza parlamentare, anche se su singole votazioni potrà aggiungersi.
Quanto al federalismo, l`impegno è come sempre a sostenerlo nella misura in cui i provvedimenti chiave sulla giustizia procederanno in modo spedito.
Sullo sfondo, comunque, resta sempre l`ipotesi di un voto anticipato che il Cavaliere per ora non auspica ma che rappresenta sempre l`exit strategy in caso di collasso definitivo della compagine di governo. In ogni caso, per Berlusconi l`importante è che non sia il Pdl a strappare, punto questo sul quale intende insistere il premier: non bisogna concedere a Fini la possibilità di apparire come un `martire`.
La Lega, per ora, incassa la conferma dell’assetto uscito dal voto del 2008, che la vede perno centrale dell’alleanza, con l’Udc relegato al ruolo di ausiliario e con i finiani apparentemente costretti a rallentare la spinta centrifuga. “Non abbiamo mai auspicato elezioni, le avremmo subite”, dice Roberto Calderoli dopo il vertice. “Però è chiaro che il momento in cui non c’è una maggioranza, non vai a cercarne un’altra fuori”.
Aqu
© riproduzione riservata










