VARESE È il momento di crederci come prima, più di prima. Di stringersi al Varese e di lasciare a casa chi non lo fa. Chi ti dice che sei da serie A quando vinci e che, quando perdi, sei una squadra che fa ridere. Meglio pochi ma buoni, coerenti e veri. La forza di una squadra vincente nasce in questi momenti, dalla reazione a giornate così. Chi è vuoto, resta a terra. Chi è forte, si rialza e spacca il mondo. È il momento di
guardare negli occhi Granoche, che non ha mai sbagliato un rigore e ieri, sbagliandolo, ci ha dato la mazzata finale, ammutolendo lo stadio e costringendoci alla sconfitta. È il momento di dire: bravo, Pablo. Bravo perché l’errore è la cosa migliore che ti possa capitare e tu ce lo hai fatto capire andando sotto la curva, unendo le mani come in segno di preghiera e dicendo una parolina che, in Italia, nemmeno i politici beccati con le mani nella marmellata osano pronunciare: «Scusatemi».
Non c’è bisogno nemmeno di chiederlo. Anzi, siamo noi a scusarci con te. Perché Masnago non era lo stesso fortino di sempre, l’ambiente un po’ troppo svagato e rilassato: ognuno dei 3500 tifosi forse avrebbe sbagliato quel tiro perché tutti erano arrivati allo stadio pensando, più che all’Empoli, al 3-0 con il Vicenza. E quando sbagli l’impatto, poi vivi solo d’impulsi o fiammate ma non di continuità e basta un episodio come un rigore fallito ad affossarti.
Non c’è bisogno di scusarti perché non c’era bisogno di chiedere scusa e invece tu l’hai fatto, dimostrandoti un grande uomo e un leader. Non solo ti scusiamo, quindi, ma ti seguiamo fino a Padova per applaudire il gol che tu certamente segnerai. Questa, più di una vittoria, è la sconfitta perfetta prima di andare in Veneto e continuare il sogno. Non temete, amici biancorossi e forza Varese.
Invece di picchiare sulla squadra o sull’allenatore – siamo sesti in B e siamo il Varese – al massimo si può riflettere assieme sui motivi della sconfitta.
Primo: dopo grandi vittorie e contro squadre che non solleticano la fantasia, il gruppo si sgonfia e non trova in sé gli stimoli giusti. Maran o Rosati, la prossima volta che fiutano il pericolo, s’inventino qualcosa. Tipo: scalare le cappelle del Sacro Monte e poi, dall’alto, lasciare i giocatori per dieci minuti a guardare lo stadio. Che sia una questione di testa, quindi generalizzata e più facile da risolvere, lo capisci vedendo come perfino Neto, Zecchin e Terlizzi fossero normalizzati. E invece il Varese è fuoco, o non è nulla. In B, quando regali un tempo, perdi anche contro la Nocerina o al massimo ti salvi.
Secondo: vai al fosso anche quando, come ieri, non hai centrocampo. Perché Kurtic non stava bene ed è durato poco, perché Filipe non ha il passo per due partite consecutive da titolare in una squadra da primi posti, perché Corti alla lunga è insostituibile se sul mercato (agosto o gennaio) non hai preso un vice-Corti, perché sulle fasce dribblano e corrono tutti ma gli unici che crossano sono Zecco e Rivas (assenza pesantissima).
Terzo motivo, l’unico che conta e fa bollire il sangue: venerdì c’è Padova-Varese. Giocatori e tifosi del Varese, vi ricorda qualcosa?
Andrea Confalonieri
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