Ha le pulci e pende come la torre Più vicino l’addio al pino di Varese

Ha le pulci e pende come la torre Più vicino l’addio al pino di Varese

VARESE Vent’anni di onorata carriera, ma per l’abete di piazza Monte Grappa è già ora di andare in pensione, magari uno dei parchi delle ville varesine. È l’ipotesi su cui sta riflettendo l’amministrazione, che vorrebbe riprendere al più presto il progetto di riqualificazione della piazza centrale, iniziato nel 2005. L’inaugurazione della nuova piazza Monte Grappa fu l’ultimo regalo della giunta Fumagalli alla città, ma il progetto originario di Marcello Morandini andava ben oltre. Sono ancora due gli interventi da realizzare prima di poter considerare il lavoro davvero concluso: l’unificazione della piazza con la Camera di Commercio e con l’aiuola dove oggi si trova l’abete. Nel progetto di Morandini, infatti, la pianta non è compresa perché impedisce la vista del campanile del Bernascone e perché rovina l’armonia dello stile architettonico e paesaggistico. Se si vuole completare l’opera, quindi, occorre spostare l’abete. «Per forza – spiega l’assessore alla tutela ambientale, Stefano Clerici – Sono anni che se ne parla ma non appena arriva il momento di decidere ci si tira sempre indietro. In giunta abbiamo già affrontato l’argomento e siamo tutti concordi che l’abete vada spostato». D’accordo gli assessori e anche il presidente della commissione paesaggio e esperto botanico, Daniele Zanzi. L’abete del Caucaso, tra l’altro, non gode di ottima salute. A occhio nudo è visibile il progressivo piegamento della pianta su un lato. Trapiantato nel cuore della città alla fine degli anni Ottanta da un vivaio della Brianza, l’abete del Caucaso mostra i segni del tempo e degli attacchi delle “pulci delle

piante”, «la Dreyfusia picea – precisa Pietro Cardani, agronomo di Palazzo Estense – Una malattia che colpisce le piante debilitate e che non ha risparmiato l’abete di piazza Monte Grappa nel 2008, che oggi ne porta ancora i segni. Per quanto riguarda la stortura è dovuta a un cedimento della zolla, troppo piccola per una pianta alta almeno 14 metri e con radici che non arrivano al metro di profondità». Insomma, vecchia, acciaccata e antiestetica la pianta ha le ore contate. Poco importa se qualcuno la considera un simbolo della città. «In giunta ci siamo posti anche questo problema – continua Clerici – ma riflettendoci bene quell’abete non può essere considerato né storico né simbolico. L’unica pianta che può avere creato affezione nei varesino è “il piantone” di via Veratti. È li da una vita ed è un punto di ritrovo e di riferimento per tutti i varesini. L’abete di piazza Monte Grappa, invece, non rappresenta nulla se non una scelta antiestetica e in contrasto con tutta l’architettura della piazza». Il destino dell’abete del Caucaso sembra quindi segnato, non resta che decidere cosa farne: abbatterlo o ripiantarlo in uno dei parchi varesini? «Se fosse per me a Villa Milyus lo farei entrare come panchina – aggiunge Cardani – Portalo in piazza costò 12 milioni di lire vent’anni fa, oggi vorrebbe dire spendere almeno 15 mila euro. Una cifra eccessiva e il risultato non sarebbe assicurato. Lo stress potrebbe essergli fatale. Se proprio dobbiamo liberarcene allora regaliamolo al Papa per Natale». Valentina Fumagalli

s.bartolini

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