«Ho pianto una volta sola: con la Samp Amo la curva del Varese da Gradisca»

Milanese: «Contento per Scapini e per la gente. Ho sempre in mente quei cinquanta ultrà in Friuli. I Luoni e i Gazo fanno bene al calcio perché non si vendono per mille euro ma seguono la bandiera»

Mauro Milanese, ex terzino di spessore del Varese e direttore sportivo che ha portato i biancorossi a un passo dalla promozione in Serie A, è ancora in contatto con Giorgio Scapini, l’attuale d.s. I due si sentono spesso e noi prima di Natale abbiamo voluto incontrare Milanese, ancora molto amato in città, per un saluto speciale.

In questo periodo vivo in un triangolo tra Milano, dove risiedo ancora, Trieste, città in cui sono nato e vive la mia famiglia, e Londra dove vado a vedere tante partite del calcio inglese.

Un po’ tutte. L’ultima volta sono stato ad assistere a una partita con il Reading del Queens Park Rangers, mia ex squadra. Era una sfida della serie B inglese su cui mi piace tenermi aggiornato.

Io sono nato a Trieste e spesso mi hanno tampinato chiedendomi di diventare dirigente. È come se Sean Sogliano tornasse a Varese… Sono onorato di questa attenzione nei miei confronti ma per il momento ho deciso di non accettare nessuna proposta perché si tratta di nuovi proprietari che vengono da fuori. Farei volentieri il d.s. della Triestina con persone che conosco: per intenderci con il Claudio Milanese della mia città.

Gli chiedo come va il Varese. So che alla fine del girone di andata i punti di vantaggio sono undici e adesso il cammino è spianato. È una squadra che non c’entra con la categoria ed è capace di trascinare il pubblico. Mi hanno detto che ci sono più di 1.500 persone a partita ed è una media da Lega Pro. La città ha ottenuto quello che voleva: una dirigenza sana, senza debiti, che è legata al territorio e ci tiene alla reputazione.

E allora Luoni che la B ce l’aveva già? Lui ha perso tre categorie di colpo ma tornerà in alto con il Varese. Il suo esempio e quello di Gazo fanno bene al calcio, mondo in cui spesso per mille euro ci si vende e si cercano sempre le scorciatoie per bruciare tempi e tappe. Queste scelte fatte per amore sono invece gli esempi da seguire anche in A e in B.

Ho perso l’abitudine. A Varese ci giocavo più che altro per fare gruppo e creare un clima di svago e armonia nello staff.

Proprio l’altro giorno ho sentito Neto Pereira per chiedergli come sta. Gli sono rimasto affezionato e lo conoscete tutti: è umile, carismatico e talentuoso. Proprio un bravo ragazzo anche fuori dal campo. A Padova si trova bene e quando gioca fa anche gol. Mi sento pure con Damiano Milan, che è stato terzo portiere del Varese e adesso è in D. Sono stato un po’ un eremita negli ultimi periodi e non ho avuto tempo di sentire altri ragazzi. Lo farò sicuramente adesso, prendendo la scusa degli auguri di Natale.

Beh è una delle squadre a cui sono rimasto più legato anche perché, vivendo a Milano, tutti i giorni qualche tifoso che incontro per strada mi ricorda i miei trascorsi in nerazzurro, ai tempi di Ronaldo, quando giocavamo sempre davanti a settantamila spettatori. Faccio sempre parte di Inter forever e sono stato a San Siro a vedere le sfide con le big del campionato.

È difficile e mi fa paura il ritorno della Juventus. Si tratta comunque di una squadra solida e fisica: non è spumeggiante come il Barcellona ma, una volta in vantaggio, sa difendersi bene.

A Napoli mi sono trovato bene e un’esperienza che consiglio a ogni giocatore di Serie A è di stare per un anno al San Paolo, stadio in cui si vivono emozioni uniche. Al sud anche Salerno è un’ottima piazza, dove ho vinto un campionato di C1 con dodicimila abbonati e un pubblico caldissimo.

Dell’Inter.

Del Chelsea. Ma per me una delle tante squadre di Londra va benissimo: andrei anche in C…

È stata la mia ultima squadra da giocatore, la prima da dirigente. La nostra mentalità era forte: quella che ti portava a pensare sempre di poter andare a conquistare l’impossibile, contro ogni pronostico. Il piccolo Davide batteva spesso e volentieri Golia ma purtroppo abbiamo perso la Serie A davanti alla Sampdoria: a Genova, nella finale di andata dei playoff, avremmo meritato di più. Dopo la sconfitta del ritorno mi sono messo a piangere ed è stata l’unica volta che il pallone mi ha strappato le lacrime.

Tutto il meglio. Varese è nel mio cuore e mi manca. Dei ragazzi della curva ho sempre in mente questa immagine: a Gradisca d’Isonzo, per la trasferta con l’Itala San Marco, mia prima partita ufficiale in campionato con la maglia biancorossa, c’erano una cinquantina di ragazzi innamorati del Varese in cima alla staccionata. Anche quando ci stavamo giocando la Serie A al Bentegodi di Verona o a Marassi io guardavo le tribune e rivedevo Gradisca. A quei ragazzi mando forte il mio abbraccio.